CLAUSULA DI SALVAGUARDIA Senato della Repubblica 21/05/2013

l Senato in data 21/05/2013 ha approvato un testo che impegna il Governo ad adottare la famosa clausola di salvaguardia

di seguito il testo della mozione:

Il Senato della Repubblica,

premesso che:

recentemente il già Ministro della salute Balduzzi, a seguito del dossier predisposto dal Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (CRA), ha chiesto alla Commissione europea che quest’ultima effettui una nuova valutazione completa del Mon810 alla luce delle ultime linee guida, definisca adeguate misure di gestione che dovrebbero essere rese obbligatorie per tutti gli utilizzatori di tali OGM;

fin dal 2010 il Parlamento italiano si è espresso a favore della proposta di regolamento di modifica della direttiva n. 2001/18/CE, attualmente in fase di stallo presso le istituzioni europee, che consentirebbe agli Stati membri di decidere in merito alle coltivazioni OGM sulla base dì più ampi criteri oltre a quelli già previsti di tutela della salute e dell’ambiente;

lo stesso Ministro delle politiche agricole, il 28 gennaio 2013, ha chiesto formalmente al Ministro dell’ambiente, in qualità di autorità nazionale in materia, di guardare concretamente alla prospettiva di una clausola di salvaguardia per le coltivazioni di OGM in Italia; ad oggi otto Nazioni (Francia, Germania, Lussemburgo, Austria, Ungheria, Grecia, Bulgaria e Polonia) hanno già adottato delle clausole di salvaguardia per vietare le colture di OGM autorizzate nei loro territori; la coltivazione OGM è praticata attualmente in cinque Paesi europei: Spagna, Repubblica Ceca, Romania, Portogallo e Slovacchia e a livello mondiale i cinque principali Paesi in via di sviluppo che coltivano OGM sono India, Cina, Argentina, Brasile e Sud Africa;

l’utilizzazione degli Organismi geneticamente modificati (OGM) in agricoltura ha assunto dimensioni sempre più consistenti negli ultimi anni, con una dinamica di diffusione di grande rapidità. Tale costante crescita ha portato negli ultimi anni ad una stima di superficie coltivata ad OGM nel mondo superiore ai 130 milioni di ettari, circa il 9 per cento dell’intera superficie;

tale assunto deve peraltro tener conto del fatto che la commercializzazione dei prodotti OGM ha avuto effettivamente inizio intorno al 1996;

il dibattito scientifico sullo sviluppo dell’agricoltura transgenica è ancora molto acceso e si articola intorno a chi ritiene che gli Organismi geneticamente modificati (OGM) non producano rìschi né per i consumatori né per l’agricoltura e quanti, invece, affermano che i pericoli per la salute dei cibi OGM siano di gran lunga sottovalutati; ad oggi i nodi da sciogliere connessi al settore transgenico sono ancora molti, tra cui quelli che riguardano la biodiversità e l’ambiente, oltre ai rischi per la salute;

secondo la normativa comunitaria sull’impiego di OGM, la valutazione del rischio viene effettuata dal soggetto interessato ad ottenere l’autorizzazione del prodotto e quindi è svolta in ambienti extra europei dove non si tiene conto della particolarità territoriale italiana. Gli Stati membri e l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) partecipano al procedimento autorizzatorio e i singoli Paesi possono altresì effettuare studi sul monitoraggio post immissione al fine di verificare gli effetti sull’ambiente e sulla salute umana;

l’agroalimentare è uno dei settori che resiste meglio alla crisi economica e, grazie all’enorme sforzo dei produttori italiani, continua a garantire prodotti di qualità e di origine controllata: è interesse dell’Italia e dell’Europa tutelare una filiera agricola specifica, distinguendo i prodotti alimentari tipici e garantendone la non riproducibilità altrove; l’industria agroalimentare europea, infatti, è una delle più importanti a livello di persone impiegate, risultati economici ed esportazioni. Il modello agricolo italiano ha tra i principali fattori di creazione di valore aggiunto del Paese, la naturalità e le produzioni non transgeniche;

l’elevato standard di qualità dei prodotti tìpici nazionali e dei sistemi agricoli locali – l’Italia è il primo produttore di prodotti biologici in Europa – rappresenta un valore aggiunto unico sul quale puntare, in grado di creare sinergie con il settore turistico nell’attuale momento di crisi. L’agricoltura italiana svolge, inoltre, un ruolo fondamentale per la difesa integrata del territorio e per la tutela del paesaggio e degli aspetti culturali tradizionali legati alle aree rurali, che va riconosciuto e valorizzato;

in particolare, l’agricoltura italiana registra risultati migliori dell’industria e dell’economia nel suo complesso, in termini sia di contributo alla crescita economica che di occupazione; ancora meglio si posiziona l’industria alimentare che presenta indicatori in termini di valore aggiunto che sono costantemente migliori della media dell’industria in generale; l’export si conferma il motore dell’agroalimentare italiano, con un nuovo record di 32 miliardi di euro di fatturato nel 2012 (con un incremento del 5,4 per cento sul 2011) e un avvio di 2013 molto promettente,

impegna il Governo:

1) ad adottare la clausola di salvaguardia prevista dall’articolo 23 della direttiva 2001/18/CE e/o ad adottare la misura cautelare di cui all’articolo 34 del regolamento (CE) n. 1829/2003, in base alla procedura prevista dall’articolo 54 del regolamento (CE) n. 178/2002, a tutela della salute umana, dell’ambiente e del modello economico e sociale del settore agroalimentare italiano;

2) a rafforzare la già efficace opera di monitoraggio e controllo posta in essere con il coinvolgimento del Corpo forestale dello Stato, il quale da tempo effettua verifiche per evitare la contaminazione tra colture geneticamente modificate e non e per controllare l’eventuale presenza di sementi transgeniche non autorizzate;

3) a sostenere e potenziare la ricerca scientìfica pubblica in materia agricola e biologica, e in caso di OGM, in ambiente confinato di laboratorio

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