CONFERENZA STAMPA CON VANDANA SHIVA 22/09/2013

Il Coordinamento per la tutela della Biodiversità non si è costituito  solo per esprimere la contrarietà agli OGM ma anche, e  prevalentemente, per contrastare le scelte del Govrno italiano e della Regione FVG che vogliono imporre l’applicazione delle norme per la coesistenza con le colture ogm introducendo di fatto le coltivazioni transgeniche sul nostro territorio.

 

Infatti,se è vero che lo Stato, con un precario  decreto, ha bloccato comunque per 18 mesi le semine ogm, non capiamo perché la nostra regione, in tutta fretta, ha modificato la propria legge in materia, ( L.R. 5/2011) che vietava gli ogm, introducendovi le norme per la coesistenza.

E questo senza consultare i cittadini e le altre regioni, considerata la portata transregionale del provvedimento.

Anzi, la legge,  è stata modificata in un provvedimento che riguardava l’assestamento del bilancio regionale, neanche quindi in una apposita sessione.

 

La verità è che le nostre istituzioni, che non hanno mai avuto delle posizioni chiare e decise sugli OGM,( non è mai stata applicata la clausola di salvaguardia), hanno pianificato da tempo l’introduzione degli OGM sui nostri territori.

 

Infatti 3 anni fa, quando è avvenuta la  provocazione  delle prime semine ogm,  il Governo italiano, come sta facendo anche ora, non decise di distruggere tali coltivazioni ma le lasciò maturare, le raccolse, le immagazzinò e le vendette per conto del proprietario(costò 70000 euro per una coltura che ne valeva 3000).

Inoltre fu dato il mandato all’ ERSA del FVG di eseguire un “accurato” monitoraggio sui campi confinanti con quelli OGM per valutare l’entità della “commistione”.

Da quella indagine, eseguita in 15 giorni attorno ad un solo campo di mais con metodi a dir poco discutibili, risultò che non ci fu alcuna contaminazione tra le colture, in quanto l’entità della stessa era minore della soglia dello 0,9% previsto dalle normative europee per definire una coltura OGM.

Questi risultati sono depositati all’ERSA.

 

Ora, su questi presupposti, sarebbe un grave errore, da parte nostra,decidere di  collaborare con la Regione per definire delle norme di coesistenza le più stringenti possibili.

 

La coesistenza con gli ogm è impossibile.

 

Questa normativa è il frutto di un compromesso che l’Unione europea ha stipulato con le Multinazionali del seme e dei diserbanti per introdurre gli ogm sui territori comunitari: ricordiamoci che l’obiettivo delle multinazionali è la determinazione del principio di equivalenza, come vale , ad esempio, negli Stati Uniti.

 

E ricordiamoci come lo sviluppo dell’agricoltura industriale e monocolturale ha determinato la progressiva distruzione delle economie locali, strutturate da un forte tessuto sociale e solidale, che riuscivano a garantire la sussistenza delle nostre popolazioni seppur condizionate da una estrema povertà. Se esse, con il miglioramento delle condizioni economiche, fossero state sviluppate, invece che distrutte, oggi non saremmo ridotti in questo stato di schiavitù dalle multinazionali.

 

E riflettiamo anche su come il movimento per lo sviluppo dell’agricoltura biologica era nato per  affermare con forza la necessità di promuovere una agricoltura sana ,compatibile con l’ambiente e legata ad un forte radicamento sociale.

Essa è stata invece imbrigliata da un estremo regime di controllo e certificazione che la ha confinata in una mera nicchia di mercato.

 

Ora l’introduzione delle norme per la coesistenza con gli ogm graverebbero ancora più pesantemente ed irreversibilmente sullo sviluppo di ogni sistema agricolo alterenativo al dominio dell’agricoltura iperindustrializzata di cui gli ogm rappresentano l’aspetto più estremo.

 

Perciò il nostro Coordinamento propone la creazione di una vasta mobilitazione nazionale che si opponga alle scelte delle nostre istituzioni e le spinga ad adottare tutti i provvedimenti necessari a definire libero dagli ogm tutto il territorio nazionale(come stanno facendo molti altri stati europei) e a promuovere a  livello europeo la modifica della normativa sull’immissione degli ogm nell’ambiente a favore della libertà di scelta degli Stati membri e per una Europa definitivamente libera dalle colture transgeniche.

 

A tal proposito proponiamo ai comuni del FVG di aderire alla campagna” comune antitransgenico”e  a fare pressione sulla regione affinché riveda i recenti provvedimenti in materia.

 

Chiediamo inoltre alle altre associazioni ambientaliste e di categoria di non partecipare al tavolo delle consultazioni per l’ attuazione della legge regionale sulla coesistenza ma di chiedere unitariamente che la regione FVG chieda al governo di adottare i provvedimenti necessari a  definire il nostro territorio, le altre regioni e tutto il territorio nazionale libero da gli OGM. 

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