L’Ue approverà “a sua insaputa” il mais Ogm Pioneer 1507

 

Commissione si dice costretta all’ok; ma vera partita su opt-out

AFP

 

 
 
 
BRUXELLES

Bruxelles, 14 feb. (TMNews) – Com’è possibile, in un sistema democratico qual’è l’Unione europea, che la decisione di autorizzare la coltivazione di una varietà di un Ogm, in questo caso il mais Pioneer 1507, sia adottata dalla Commissione di Bruxelles in virtù di un automatismo procedurale, nonostante la ben nota contrarietà al transgenico dell’opinione pubblica e dei consumatori, l’opposizione espressa dal Parlamento europeo, e soprattutto un sonoro “no” di 19 Stati membri su 28, con solo cinque paesi favorevoli e altri quattro astenuti? E’ possibile che gli Ogm siano approvati “all’insaputa” delle istituzioni elette democraticamente? Non solo è possibile, ma è quasi sicuramente quello che avverrà, dopo che l’11 febraio il Consiglio Ue non è riuscito a bocciare la richiesta di approvazione, perché per farlo è richiesta la maggioranza qualificata (quella semplice non basta) in base al sistema di voto ponderato. 
Succede perché fin dal 1990, quando fu approvata la prima direttiva sul “rilascio deliberato di Ogm nell’ambiente”, queste decisioni sono considerate di natura tecnica o esecutiva, non politica. E dunque, invece della normale procedura “politica” di co-decisione legislativa (che dà all’Europarlamento il diritto di veto e al Consiglio Ue la possibilità di bocciare le proposte della Commissione con una minoranza di blocco), si applica in questo campo un singolare meccanismo decisionale detto di “comitatologia”, che mette fuori gioco Strasburgo e rende difficilissimo per i ministri degli Stati membri opporsi alle proposte di approvazione degli Ogm. 
La Commissione invoca ora un preteso obbligo giuridico di andare avanti con l’approvazione di questo Ogm (che solo la Spagna vuole coltivare). Il Consiglio Ue contesta quest’interpretazione, e sostiene che l’Esecutivo comunitario potrebbe ancora ritirare la sua proposta, rispettando il suo impegno scritto (preso nel giugno 1999), di rispettare comunque la volontà della maggioranza degli Stati membri, se “predominante”, ancorché non qualificata. 
Il ministro italiano degli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi, e altri 11 suoi colleghi (quelli di Francia, Ungheria, Austria, Polonia, Bulgaria, Cipro, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Slovenia e Malta), hanno scritto al commissario Ue responsabile, il maltese Tonio Borg ricordando proprio quest’impegno della Commissione, e dicendosi “convinti” che non si possano “ignorare le preoccupazioni legali, politiche e scientifiche espresse da così tanti Stati membri e del quadro politico generale” in Europa. I Dodici (che in realtà sono 13, perché è sicuramente con loro anche la Grecia, che non ha firmato per non compromettere la neutralità dell’attuale presidenza di turno dl Consiglio Ue) concludono dicendosi “fiduciosi” che la Commissione alla fine “ritirerà la proposta”. 
Ma il commissario Borg non ha nessuna intenzione di cedere a questa richiesta. La sua strategia è un’altra: sospendere l’autorizzazione come una spada di Damocle sulla testa degli Stati membri, per spingerli ad approvare rapidamente una proposta di regolamento a cui Bruxelles tiene molto, ma che è bloccata dal 2010. La proposta, che modificherebbe con effetto immediato (perché è un regolamento e non una direttiva) la normativa Ue in vigore sull’approvazione degli Ogm, conferirebbe a ciascun paese il diritto di vietare le coltivazioni transgeniche sul proprio territorio, anche quando sono state autorizzate a livello comunitario. Borg ha lanciato un avvertimento chiaro, anche se non esplicito, ai governi: il Pioneer 1507 sarà sicuramente autorizzato, ma possiamo aspettare che approviate prima il regolamento sulle coltivazioni degli Ogm, in modo che possiate, se volete, proibire questo mais transgenico nel vostro paese.
Paradossalmente, questa “rinazionalizzazione” delle decisioni riguardanti le coltivazione transgeniche è vista dalla Commissione (che ha sempre militato nel campo pro-Ogm) come l’unica possibilità realistica di uscire dall’impasse in cui si trova regolarmente quando avvia un nuovo iter di autorizzazione: se gli Stati membri contrari avranno una sorta di “opt out” nazionale, probabimmente non si opporranno più con tanta virulenza al via libera europeo, lasciando che gli Ogm siano coltivati nei paesi favorevoli, come la Spagna. 
Finora, la proposta è stata bloccata soprattutto da tre grandi Stati membri (Regno Unito, Germania e Francia), per motivi diversi, se non opposti: Londra da posizioni tradizionalmente e fortemente pro-Ogm; Parigi e Berlino in base alle peplessità (espressa anche, stranamente, da Verdi di José Bové) sulla solidità delle nuove norme nel caso in cui vengano attaccate alla Wto. La Germania, comunque, si astiene sempre quando, come in questo caso, ci sono posizioni diverse nella Grande Coalizione di governo. L’Italia, che all’inizio era vicina alle posizioni francesi, ha cambiato posizione nel 2011, con il governo Monti, schierandosi a favore del nuovo regolamento. E ora conta di guidare, sotto la sua presidenza semestrale dell’Ue, a partire da luglio, l’approvazione definitiva del regolamento. 
I tempi sono ormai stretti, e l’accelerazione appare inevitabile: la presidenza greca ha accettato di mettere in agenda la discussione sulla proposta di regolamento al Consiglio Ambiente del 3 marzo. Nel frattempo, dalle consultazioni fra gli Stati membri sarà già emerso se esiste ormai una maggioranza qualificata a favore della proposta. Londra, convinta dagli argomenti della Commissione (le autorizzazioni saranno più facili a livello Ue, anche se diversi paesi le bloccheranno a ivello nazionale), ha già segnalato che potrebbe cambiare posizione. Con una possibile astensione o un voto favorevole della Francia (il ministro degli Affari europei, Thierry Repentin, ha rivendicato l’altro giorno che il suo paese è “aperto” a una soluzione) il Consiglio potrebbe approvare una “posizione comune” già a marzo, e attivare i negoziati per un accordo con il Parlamento europeo, che ha già approvato il testo (con alcune importanti modifiche) in prima lettura. 
In teoria, il regolamento potrebbe essere approvato in via definitiva già a giugno dal Consiglio, ma bisognerebbe raggiungere un accordo con l’Europarlamento da approvare prima delle elezioni europee di maggio. Più probabilmente, sarà il nuovo Parlamento europeo a votare l’approvazione in plenaria, dopo l’estate, e l’adozione definitiva in Consiglio Ue avverrà sotto presidenza italiana, entro la fine dell’anno. Solo dopo, subito dopo, la Commissione darà a sua volta il suo via libera definitivo al mais Pioneer 1507 

TMNews 

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