I giudici del Lazio respingono il ricorso sul decreto blocca-semine. Pronuncia simile in Fvg. L’agricoltore: non sono credibili Doppio no del Tar, ma Fidenato non molla.

PORDENONE Si ferma la corsa inarrestabile degli agricoltori pro Ogm. Almeno per un po’. Perchè il Tar del Lazio ha rigettato il ricorso presentato da Giorgio Fidenato (l’agricoltore di Arba che per primo ha seminato, ufficialmente, mais Mon 810 in Friuli Venezia Giulia) contro il decreto interministeriale di luglio 2013. E perché il tribunale del Friuli Venezia Giulia ha cassato quello avanzato, dallo stesso Fidenato, contro le misure che la Regione aveva imposto per la raccolta delle colture transgeniche. Ma per Fidenato si tratta di una battaglia persa, non della guerra: «Farò ricorso immediato al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar del Lazio». I giudici romani La sentenza del Tar ricorda che il regolamento della Comunità europea del 2003 «prevede una procedura comunitaria per l’autorizzazione all’immissione in commercio di alimenti e mangimi prodotti da Ogm, stabilendo a tal fine che le aziende interessate devono presentare una domanda di autorizzazione alla Commissione europea e produrre un dossier che riporti tutte le informazioni scientifiche disponibili che permettano di valutare la sicurezza per la salute umana, animale e dell’ambiente e che su tale domanda esprima il proprio parere l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa)». L’autorizzazione mancata I giudici amministrativi sottolineano che «l’autorizzazione rilasciata nel 1998 a Monsanto dalla Commissione Europea, in forza della quale l’odierna ricorrente afferma di aver maturato il diritto alla coltivazione del mais Mon 810, si basava su una normativa superata da quella attualmente in vigore, tant’è che a distanza di ben sette anni dalla data di presentazione dell’istanza di rinnovo della suddetta autorizzazione nessuna decisione è stata adottata in merito dalla Commissione Europea». E aggiunge che «tale situazione di impasse è avvalorata dalla circostanza che l’Efsa, che è l’organo competente a dare il proprio parere sotto l’aspetto scientifico, se nel 2009 aveva dato parere positivo, tuttavia successivamente, come fatto presente dalla difesa erariale, si era pronunciata diversamente, tenendo conto anche di altri aspetti del rischio ambientale non tenuti presente nel parere del 2009». Da qui «non può essere seriamente posto in dubbio che il diffondersi di culture di mais transgenico sulla base di un’autorizzazione risalente nel tempo, la quale non poteva tener conto di una normativa successiva più restrittiva nonchè delle problematiche connesse ai rischi ambientali successivamente emerse ed avvalorate dagli studi richiamati nel contestato decreto, le quali avevano in sostanza precluso alla Commissione Europea di procedere al rinnovo della citata autorizzazione, poteva rappresentare un situazione di concreto ed attuale pericolo tale da giustificare l’adozione del suddetto decreto». Il Tar Fvg. La seconda bocciatura per Fidenato, arriva “in casa”. Il Tar di Trieste ha rigettato il ricorso proposto dall’agricoltore in qualità di titolare dell’azienda agricola “In Trois”, contro l’ordine imposto dalla direzione delle Attività produttive della Regione che dettava le disposizioni in materia di raccolta e movimentazione del mais geneticamente modificato. I provvedimenti sono stati considerati legittimi «in conformità alla normativa comunitaria» e quindi validi anche per il futuro. La replica Ma l’agricoltore friulano, che non è certo uno che molla alla prima sconfitta, ha già pronto il ricorso al Consiglio di Stato e spiega: «Ci sono una serie di errori che fanno pensare male…non è credibile una magistratura che va contro l’organo tecnico per eccellenza, l’Efsa, che il 24 settembre 2013 aveva dichiarato che non c’era alcun problema, alcun rischio per la salute. Qui si confonde il principio di precauzione con il rischio manifesto che non c’é. E’ un errore da 2 in pagella».

Di Martina Milia

 

Esulta il centrosinistra: ora la battaglia si deve spostare in Europa. Il M5S: multe ai trasgressori

Bolzonello: premiata la linea della Regione

PORDENONE Sergio Bolzonello esprime tutta la sua soddisfazione. Non solo perché le sentenze dei tribunali amministrativi «premiano la linea della Regione e i passi fatti in questi mesi», ma perché il risultato pratico è anche politico. «Sia Sel che una parte del Pd, in alcuni momenti hanno avuto dei dubbi, ma sono contento di aver tenuto il punto perché alla fine la linea è stata confermata in toto. La coerenza ha pagato», sottolinea il vice presidente della Regione. E la soddisfazione ieri è stata espressa da molte parti politiche. Di «bella giornata per l’agricoltura italiana» hanno parlato i capigruppo Pd in Commissione Camera e Senato, Nicodemo Oliverio e Roberto Ruta, nonché i parlamentari Cenni e Realacci (sempre Pd) mentre il deputato pordenonese Giorgio Zanin ha evidenziato come «si tratta di una conferma fondamentale per proseguire nel cammino volto ad assicurare all’Italia la libertà di legiferare nel merito. Ora l’attenzione deve spostarsi in Europa – ha ribadito – dove, come abbiamo auspicato con la risoluzione in commissione Agricoltura, durante il semestre europeo a guida italiana, si dovrà operare per assicurare maggiore autonomia agli Stati membri». Aggiunge il capogruppo del Pd in consiglio regionale, Cristiano Shaurli: «La soddisfazione, oggi, non è solo per i pronunciamenti dei Tar del Fvg e del Lazio, che si auspica calmino chi era pieno di arroganti “certezze” e rassicuri chi era pieno di inspiegabili dubbi come il centrodestra, ma ancor di più per la consapevolezza che la maggioranza aveva intrapreso la strada giusta con coraggio e lungimiranza, per far sì che la nostra politica agricola rifugga dalle massificazioni e promuova invece le nostre straordinarie peculiarità». E Serena Pellegrino, parlamentare di Sel aggiunge: «Per evitare nuovi casi come quello del Friuli Venezia Giulia, il Governo si attivi affinchè il semestre di Presidenza italiana dell’Ue affronti il tema delle coltivazioni geneticamente modificate in ambito europeo. Non è più possibile accettare legislazioni diverse in Paesi confinanti, ma è necessario un pronunciamento unico da parte di tutti gli Stati europei». I Cinquestelle con il consigliere Frattolin, chiamano in causa Renzi: «Ora il Governo, con la velocità che ostenta in ogni occasione, dia subito indicazioni chiare alle prefetture e agli enti locali su come agire con i trasgressori, ricordandosi che il decreto scadrà comunque nel gennaio 2015».

 

Ogm, grande soddisfazione di Legambiente e Coldiretti

L’agricolatura italiana resta libera, almeno per ora, dagli Ogm. Il Tar del Lazio ieri ha infatti bocciato il ricorso presentato da Giorgio Fidenato contro il decreto interministeriale che proibisce la semina di mais biotech Mon810 modificato geneticamente. Lo ha reso noto «con grande soddisfazione» la Coldiretti nel sottolineare che la sentenza conferma definitivamente il divieto di coltivazione in Italia. È «una sentenza storica, una grande vittoria per l’agricoltura italiana di qualità», festeggia anche Legambiente mentre il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti parla di «una sentenza che avalla l’operato del governo, impegnato con risultati importanti anche in sede europea per aumentare l’autonomia decisionale degli Stati membri in materia di Ogm». «Ora questo divieto va attuato con decisione, anche adottando le sanzioni stabilite per le eventuali violazioni», ha aggiunto il ministro.

Dal Messaggero Veneto

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