6.500 mq Fidenato semina con mais Ogm anche un campo a Colloredo

UDINE Seimila 500 metri quadrati di un terreno a Colloredo di Monte Albano sono stati seminati con mais Ogm. La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno nella giornata di ieri. Di mezzo, come ormai da consuetudine, la firma è quella di Giorgio Fidenato, il paladino dell’Ogm in Friuli. <<Dopo Vivaro e Tomba di Mereto, dove sono stati seminati circa mille metri quadrati come lo scorso anno – conferma l’agricoltore – , ho trovato disponibilità anche a Colloredo dove ho effettuato la semina. Tra qualche giorno, come previsto da legge, procederò con l’autodenuncia. Prossimamente la stessa procedura verrà fatta anche per gli altri campi>>. In particolare la zona destinata alla coltura è nella frazione di Laibacco. <<La semina di mais, transgenico Bt Non 810 – hanno detto Fidenato e Taboga, il proprietario del campo dato in affitto – avvenuta a Colloredo fa parte di un progetto ideato per mettere la popolazione nella condizione di verificare autonomamente e con i mezzi che ritiene più opportuno l’effetto del polline di questo mais innovativo sulla popolazione dei bruchi delle farfalle>>. (l.i.)

L’importanza del prodotto determinata dal suo utilizzo nell’alimentazione degli animali. Suggerito l’uso di un marchio
Soia non Ogm, opportunità per il Friuli
Il tema delle coltivazioni geneticamente modificate continua a far discutere e la scia di polemiche sembra destinata a continuare a lungo. Uno dei temi più importanti in questo campo riguarda la soia, una coltivazione che arriva su tutte le tavole, perché parte fondamentale nell’alimentazione degli animali di allevamento. Per mangiare un prodotto sano e controllato, quindi, è proprio dalla soia che si deve partire. Se n’è parlato ieri all’auditorium della Regione di Pordenone. Al tavolo dei relatori, dove il moderatore era Enos Costantini, l’intervento più importante è stato quello di Matthias Krön, presidente della Piattaforma Donau Soja. Krön, austriaco, è alla guida di questa associazione che si occupa dello sviluppo della filiera della soia in tutta la regione cosiddetta “del Danubio”. Come ha sottolineato il presidente di Donau Soja, l’associazione conta oltre 130 componenti, dai produttori alle aziende della grande distribuzione, e punta allo sviluppo della produzione della soia non geneticamente modificata con un piano a livello europeo. Il problema, che sarebbe anche il valore aggiunto per il futuro, è nella filiera. La coltivazione della soia è una delle più importanti perché viene utilizzata nell’alimentazione degli animali che poi daranno vita, per esempio, al prosciutto di San Daniele e al Montasio. Da qui nasce il desiderio di Krön, che ha proposto che i maiali utilizzati per il prosciutto mangino soia non Ogm prodotta in Friuli. Forse le politiche comunitarie non sono ancora adeguate in questo campo (ma si è già arrivati al divieto di coltivare soia geneticamente modificata), mentre in Svizzera c’è già una regolamentazione definita. Dal 2015, infatti, per introdurre soia nei confini elvetici bisognerà rispettare determinate certificazioni, e va da sé che tutta l’importazione dovrà essere non Ogm. Per questo Krön, vedendo che il Friuli è una delle zone più avanzate nella lavorazione della soia, dove coltivazioni di eccellenza si sono iniziate già negli anni 80, ha rilevato che, creando un marchio ad hoc con la dicitura Ogm free, la regione potrebbe essere leader in Italia in questo settore. E non ci sarebbe il pericolo di Paesi dove il costo è più basso, perché al momento l’Europa ha bisogno di 35 milioni di tonnellate di soia sul mercato. Secondo Ennio Benedetti, presidente regionale della Cia (Conferederazione italiana agricoltori), uno dei problemi più grossi al momento è il prezzo, perché è troppo svantaggioso per un agricoltore dover vendere soia non Ogm in concorrenza con quella geneticamente modificata. La soluzione, secondo Benedetti, dovrebbe arrivare dalle istituzioni, per esempio con l’obbligo per le filiere di utilizzare esclusivamente soia Ogm free. Daniele Boltin

Dal Messaggero Veneto dell’8 e 9/05/14

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2 thoughts on “6.500 mq Fidenato semina con mais Ogm anche un campo a Colloredo

  1. La coltivazione di soia e mais transgenici in genere (in particolare quelli resistenti agli erbicidi) stanno devastando la flora erbacea spontanea e la fauna collegata in enormi territori come il “corn belt” negli USA. Il mais transgenico BT resistente, se si finge di ignorare la problematica del transgenico in sé, non sembra produrre particolare impatto sull’ecosistema. E’ vero che da noi la scomparsa delle farfalle in aree agricole non dipende da questo tipo di transgenico, ma dalla scomparsa del loro habitat e delle piante nutrici. Ma è proprio la successiva generazione di transgenico, che rende le piante resistenti algi erbicidi, che produce proprio questo effetto devastante. In generale è la filosofia del transgenico, molto speculativa ed in rapida evoluzione senza essere adeguatamente testata per i forti interessi che ci gravitano sopra, che sta aprendo scenari terribili per gli ecosistemi collegati o marginali alle aree agricole. In America de Nord questi effetti ci sono già. In ogni caso dimostrare che il mais BT resistente non fa male alle farfalle non significa nulla rispetto a tutta la problematica dell’uso del transgenico.

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