Semina su un terreno privato a Colloredo di Monte Albano. «Il problema è la mancanza delle ortiche, non il polline»Mais Ogm, un biologo affianca Fidenato

Non un semplice campo, bensì un vero e proprio laboratorio a cielo aperto che potrà essere frequentato da tutti coloro che si dimostrano scettici nei confronti delle colture Ogm e che ritengono che queste coltivazioni possano danneggiare il resto dell’ecosistema. È questo lo scopo principale dei 6 mila 500 metri quadrati seminati poco prima di Pasqua a Colloredo di Monte Albano con mais transgenico. Il fautore della semina è Giorgio Fidenato, che da anni si batte per la coltivazione del mais Ogm in Friuli Venezia Giulia e che, secondo indiscrezioni, pare abbia seminato questa tipologia di piante, oltre che a Colloredo, a Vivaro e a Tomba di Mereto, località già note, anche in altre zone della regione ancora sconosciute. Stavolta Fidenato ha trovato lungo la sua strada l’aiuto di un tecnico del settore, il biologo Leandro Taboga, proprietario anche del campo di Colloredo. «Sotto accusa da parte degli ambientalisti – ha commentato Taboga – c’è il polline del mais Ogm che a loro parere potrebbe danneggiare l’ecosistema. Con questa dimostrazione faremo capire alla gente che non è il mais Bt Mon 810 a creare danno sulla popolazioni dei bruchi delle farfalle messa in discussione sinora, ma la mancanza di ortiche che i bruchi prima della trasformazione mangiano in quantità abbondante. Quanti contadini sanno che i bruchi visibili sulle foglie di ortiche danno origine a farfalla Inachis Io e quanti di loro sono stati sensibilizzati dai competenti uffici regionali e dagli ambientalisti a non distruggere le ortiche che possono crescere ai bordi dei campi di mais? Anziché fare la guerra al Mon 810 al fine di tutelare le popolazioni della Inachis Io, basterebbe non estirpare le ortiche. Il fatto che non sia il polline, ma la mancanza di cibo, a provocare l’estinzione di questo insetto sarà dimostrato. Da settimane stiamo cercando le ortiche necessarie e le larve stanno già nascendo e, nel momento delicato della deposizione delle uova, il polline sarà nel suo momento massimo di espansione. In questo modo verificheremo eventuali danni agli animali e anche quanto lontano andrà il polline, per eliminare anche questa ultima diceria sulla contaminazione tra piante». «E’ importante che questa iniziativa non sia partita da nessun contadino del comune – ha commentato il sindaco Ennio Benedetti –, ma da Fidenato. La legge infatti va rispettata e ora gli enti competenti prenderanno i provvedimenti del caso. Se però la Regione decidesse di appoggiare il progetto, visto l’affiancamento di Fidenato a Taboga, l’idea potrebbe diventare un’occasione di confronto reale con fondamenti scientifici seri».
Dal Messaggero Veneto del 11/05/14

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