L’agricoltore pordenonese punta alla riforma della sentenza del Tar del Lazio: vogliamo seminare Ogm, Fidenato ricorre al Consiglio di Stato

PORDENONE Ha notificato alle controparti l’appello al Consiglio di Stato, con istanza cautelare, per la riforma della sentenza del Tar del Lazio, che ha rigettato il suo ricorso contro il decreto interministeriale di luglio 2013, e per il contestuale annullamento della legge che vieta la semina di Ogm. Giorgio Fidenato, l’agricoltore di Arba che per primo ha seminato ufficialmente mais Mon 810 in Friuli, aveva già annunciato di non essere intenzionato a mollare e ha tenuto fede alla parola data. Di più: nel caso in cui dal Consiglio di Stato dovesse arrivare un no, l’agricoltore seminerà lo stesso. «Consapevole dei rischi cui vado incontro, ma in fondo sono sempre stato conscio delle battaglie che mi avrebbero atteso e non mi sono mai nascosto dietro un dito – ha detto -. Indipendentemente da come si pronuncerà il Consiglio di Stato, partirò con la semina. E’ in programma, come l’anno scorso, tra fine maggio e metà giugno». L’auspicio che la questione si risolva positivamente, e non arrivi quindi un’altra bocciatura, c’è. «Ci auguriamo che nell’arco di un mese sia ristabilita la verità – ha aggiunto -. E’ necessario soprattutto dopo questa scandalosa sentenza del Tar del Lazio, che, dinanzi a un’opinione scientifica autorevole come quella dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa), ha affermato il contrario. Non ho più parole al riguardo. Certo è che non si può giudicare credibile una magistratura che va contro l’organo tecnico per eccellenza, l’Efsa appunto, che il 24 settembre 2013 aveva dichiarato che né c’erano problemi né rischi per la salute. Qui si confonde il principio di precauzione con il rischio manifesto che non c’é». Fidenato dunque va avanti. «Ho perso tante battaglie, ma non la guerra – ha precisato -. Continuerò a lottare per vedere riconosciute le nostre ragioni sulla correttezza delle azioni che abbiamo compiuto». Ma la sua battaglia non è soltanto quella contro il Tar del Lazio: l’agricoltore intende opporsi anche alla bocciatura arrivata “in casa”. Il Tar di Trieste aveva infatti rigettato il ricorso, proposto da Fidenato in qualità di titolare dell’azienda agricola “In Trois”, contro l’ordine imposto dalla direzione delle Attività produttive della Regione, che dettava le disposizioni in materia di raccolta e movimentazione del mais geneticamente modificato. I provvedimenti erano stati considerati legittimi, «in conformità alla normativa comunitaria» e quindi validi anche per il futuro. «Impugnerò anche questa sentenza – ha fatto sapere -. Abbiamo sei mesi di tempo. Ora ci preme di più far “saltare” il provvedimento del Tar del Lazio: impedisce la semina». Giulia Sacchi

Dal Messaggero Veneto del 14 maggio 2014

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