Bufera su Latterie, un arresto, latte tossico, l’inchiesta del NAS

UDINE Bufera sul Consorzio cooperativo Latterie friulane per partite di latte contaminate da aflatossine, sostanze ritenute altamente tossiche. Ieri alle 6 sono scattate le perquisizioni dei carabinieri del Nas nella sede di Campoformido, all’associazione allevatori, alla Soligo di Treviso (l’azienda che a dicembre rispedì a Latterie friulane 3.504 confezioni di latte con valori di aflatossine superiori alle soglie di legge) e nelle abitazioni di vari rappresentanti del Consorzio friulano. 14 indagati Quattordici le persone coinvolte nell’inchiesta: il responsabile dell’approvvigionamento del latte, Rino Della Bianca, 59 anni, di Tricesimo, è agli arresti domiciliari su disposizione del Gip Emanuale Lazzàro e altre 13 risultano indagate. Si tratta di Roberto Rossi, di Faedis, 54 anni; presidente Cda del Consorzio; Alain Marie Francois di Pozzuolo, 53, dipendente fino al 31 dicembre 2013 come responsabile del Laboratorio di analisi; Isabella Croattini di Pasian di Prato, 48, responsabile qualità; Roberto Gerunda di Trieste, 58, responsabile produzioni; Franco Odorico di Udine, classe 1958, direttore generale del Consorzio; Mauro Pasquini di Pravisdomini, 46, contitolare di una ditta di autotrasporti; Giovanni Mezzavilla di Basiliano, 49, contitolare di un allevamento; Giancarlo Peron di San Quirino, classe 1969, contitolare di un’azienda agricola; Cristian Berlasso, di Mortegliano, 40, addetto al Laboratorio di analisi; Tullio Bertuzzi di Campoformido, 53, titolare di un allevamento; Davide Capraro di Osoppo, 37, dipendente addetto al Laboratorio di analisi; Giovanni Battista De Biasio di San Quirino, 49, titolare di un allevamento; Elisabetta Doles di Romans d’Isonzo, 62, titolare di un’azienda agricola. A tutti viene contestata l’adulterazione o sofisticazione di sostanze alimentari. Latte “miscelato” Secondo le ipotesi degli inquirenti, il latte prodotto da allevatori consorziati veniva miscelato con latte contaminato da aflatossine M1 in misura superiore al limite di legge consentito (pari a 50 ppt, parti per trilione o nanogrammi per chilo). In base alla normativa in vigore, il latte non conforme va distrutto e non può essere commercializzato, come ha spiegato in conferenza stampa il comandante del Nas Fvg, il capitano Antonio Pisapia. Invece, sempre seguendo la ricostruzione dei militari che hanno cominciato a indagare a gennaio sotto il coordinamento del pm Marco Panzeri, «il responsabile dell’approvvigionamento, con la complicità dei propri vertici aziendali, con il contributo del responsabile e degli addetti al laboratorio di analisi del Consorzio, nonché con il concorso di un autista addetto al trasporto del latte e di alcuni allevatori consorziati, è riuscito a eludere i controlli sul latte contaminato addizionandolo ad altre partite di latte, incurante del probabile danno alla salute dei consumatori». La difesa Ma il difensore di Della Bianca, l’avvocato Federica Tosel che tutela anche l’ad Rossi, respinge con forza tale scenario spiegando, al contrario, che «non è mai stata messa in commercio nemmeno una goccia di latte con valori di aflatossine superiori ai limiti di legge. Solo in un caso – precisa il legale – qualcosa non ha funzionato nel sistema dei controlli, appunto nel dicembre 2013 nel caso della Soligo. Da allora le verifiche sono state potenziate». Ieri l’ultimo sequestro Durante la prima fase dell’inchiesta sono stati chiusi 2 depositi di stoccaggio del latte perchè privi dei requisiti igienico strutturali. C’è stata, inoltre, per 3 aziende di Udine, Gorizia e Treviso la sospensione del conferimento del latte per non idoneità ai fini alimentari (presenza di aflatossine oltre i limiti), con la conseguente distruzione di 60 quintali di latte. E sono state contestate sanzioni amministrative per circa 20mila euro. Ieri l’ultimo sequestro amministrativo di oltre 19mila litri di latte che, in parte, erano destinati all’Alta qualità. «Un sistema radicato» «Sembra quasi si abbia a che fare con un sistema difficile da disarticolare – ha osservato il comandante Pisapia –, pensavamo che l’attività dell’anno scorso riguardante un altro noto consorzio avesse lanciato un segnale importante. E invece si è continuato ad agire con pervicacia e incuranza. Solo quando noi andavamo a fare i controlli nelle aziende in cui sapevamo esserci sforamenti, allora il consorzio allertava l’autorità sanitaria (la segnalazione è obbligatoria), peraltro con ritardo anche di 24 ore con i prodotti già in commercio. In un caso, dopo la miscela tra latte non conforme e latte conforme, sono stati comunque riscontrati valori 5 volte superiori ai limiti di legge». Il Consorzio opera dal 1933 Attualmente il Consorzio Latterie friulane, una realtà fondata nel 1933 con oltre 250 collaboratori, capace di lavorare oltre 70 milioni di litri di latte ogni anno, provenienti dagli allevamenti dei 150 conferenti del Consorzio, per un fatturato complessivo nel 2012 pari a 62.735.056 euro, opera normalmente. Gli inquirenti hanno informato l’autorità sanitaria regionale in merito a quanto è finora emerso dalle indagini. I marchi Gli accertamenti degli uomini del Nas – che hanno lavorato in collaborazione con i colleghi di Treviso e dell’Arma territoriale – sono tuttora in corso. Si vuole capire che fine abbia fatto il latte non conforme che non è stato distrutto. Latterie friulane commercializza latte e realizza altri prodotti che riportano il marchio di aziende friulane, venete, lombarde e toscane tra cui Latte Silp fresco, latte Carnia fresco, latte fresco S. Ginese, latte fresco Coop Ca, latte fresco Bianca bontà, latte fresco Cadoro, latte fresco Crai, latte fresco Carso, latte fresco Lessinia, latte fresco Soligo.

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