Confermata la decisione del Tar del Lazio di bloccare le semine biotech E l’Unione europea lascerà libertà di coltivare a ogni singolo Stato Il Consiglio di Stato: stop agli Ogm in Friuli

UDINE Il Consiglio di Stato ha confermato la decisione del Tar del Lazio di bloccare le semine biotech in Friuli, rinviando la definitiva decisione nel merito al 4 dicembre, quando di fatto sarà già in vigore la normativa europea che lascia la libertà di coltivare o meno Ogm ai singoli Stati membri. La notizia è rimbalzata velocemente ieri tra gli addetti ai lavori, in primis a Giorgio Fidenato e a tutti i rappresentanti della agricoltura locale che lo hanno sostenuto anche nella recente manifestazione Ogm svoltasi a Colloredo di Monte Albano la scorsa settimana. «A questo punto – ha commentato il ricercatore Taboga, biologo promotore dell’incidente probatorio pro Ogm a Colloredo e che finanzia interamente con fondi propri la sperimentazione – quello che conta è poter continuare quanto fatto finora per la dimostrazione scientifica in merito alla tutela della biodiversità. Se fino a dicembre avremo la possibilità di proseguire con il cammino fin qui fatto, gli esperti del settore italiani di biosicurezza in campo avranno la possibilità di studiare e verificare personalmente quanto sta accadendo e avranno la possibilità di constatare autonomamente l’impatto del mais transgenico 810 sulla biodiversità e in particolare sulle farfalle non bersaglio che tanto preoccupa il mondo ambientalista». La strada per Fidenato quindi dovrebbe andare complicandosi nei prossimi mesi, considerando la prospettiva nazionale che andrà verso l’impossibilità di coltivare Ogm. L’Italia, visto quanto emanato dal Consiglio di Stato, è libera di non coltivare Ogm come ha fatto fino ad ora e come chiedono quasi 8 cittadini su 10 (76 per cento) che si oppongono al biotech nei campi. È quanto afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel commentare l’accordo politico dei ministri dell’ambiente dell’Ue che dopo quattro anni di dibattiti lascia liberi gli Stati membri di coltivare o di vietare gli Ogm sul loro territorio. «La procedura che potrà essere perfezionata nel semestre di presidenza italiana con l’impegno del Ministro dell’Ambiente Luca Galletti al quale va il nostro ringraziamento, realizza da subito – sottolinea Moncalvo – una svolta profonda nel quadro normativo europeo. Il divieto di coltivazione da misura provvisoria e legata al principio di precauzione per motivi ambientali e sanitari diventa giustamente – precisa Moncalvo – una decisione permanente assunta sulla base del modello di sviluppo che ogni singolo Paese intende sostenere. Per l’Italia gli organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura – conclude Moncalvo – non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale e alimentare, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del Made in Italy. Secondo una analisi della Coldiretti nell’Unione Europea nonostante l’azione delle lobbies che producono Ogm, nel 2013 sono rimasti solo cinque, sui ventotto, i paesi a coltivare Ogm (Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania), con appena 148 mila ettari di mais transgenico Mon 810 piantati nel 2013, la quasi totalità in Spagna (136.962 ettari). Si tratta quindi di fatto di un unico Paese (la Spagna) dove si coltiva un unico prodotto (il mais Mon 810)». Luciana Idelfonso

Dal Messaggero Vento del 13 giugno 2014

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