Dalle intimidazioni agli avvisi di garanzia.

Di seguito pubblichiamo una email che lo stesso Taboga, biologo amico e collaboratore di Fidenato, ha inviato al nostra account di posta elettronica e di seguito l’articolo pubblicato sul Messaggero Veneto il giorno dopo la bonifica del campo nel comune di Colloredo di Montalbano.

 

Gentile sost. proc. della Repubblica Dott.ssa Viviana Del Tedesco,
Le chiedo cortesemente di valutare se il comunicato del Coordinamentobiodiversitafvg apparso oggi, 18.07.2014, su “Il Gazzettino” può costituire una istigazione a commettere reati e/o a sovvertire l’ordine pubblico.
Nel fare questa valutazione abbia la cortesia di tenere nella dovuta considerazione l’invito che ho fatto a questo “sodalizio” affinchè partecipi alla gestione del progetto sperimentale volto a stabilire la valenza economica ed ambientale de mais transgenico (Bt) MON 810, il quale a differenza degli ibridi di mais convenzionale non necessita di trattamenti insetticidi per difenderlo dagli attacchi dei bruchi della piralide, il cui danno favorisce la proliferazione delle muffe produttrici delle pericolose mico tossine.
Distinti saluti
Leandro Taboga

Dal messaggero veneto online del 19/07/14

Distrutte le coltivazioni di mais Ogm
Prima i campi sono stati posti sotto sequestro. L’opera di distruzione è stata più lunga del previsto per gli ostacoli messi in atto da Fidenato
di Domenico Pecile

COLLOREDO DI MONTE ALBANO. Un’operazione di stampo militare con polizia, carabinieri e guardie forestali. Mancavano i vigili urbani perché nessuno – dichiara stizzito il sindaco di Colloredo di Monte Albano, Luca Ovan – ha avvertito il Comune di quanto sarebbe accaduto. «Non sono – commenta – né pro né contro gli Ogm, ma una telefonata al primo cittadino…».

Così, su ordine della Procura della Repubblica di Udine – in ottemperanza alla normativa nazionale relativa al divieto di coltivazione di colture transgeniche – il Corpo forestale dello Stato, in collaborazione con la forestale regionale, ha prima posto sotto sequestro i terreni nel comune di Colloredo di Monte Albano dove erano state piantumate coltivazioni di mais Mon 810 transgenico su una superficie di 6.500 metri quadrati e in tarda mattinata li ha fatti distruggere con mezzi meccanici.

E’ stata più lunga e complicata del previsto la distruzione del mais Ogm nei campi di Fidenato in quanto erano stati messi in atto una serie di accorgimenti tra cui un masso per impedire l’ingresso della mietitrebbiatrice della Forestale (video Petrussi Turco)
Il tutto di fronte alla protesta compatta di decine e decine di agricoltori favorevoli a quello che hanno definito «un esperimento a cielo aperto, in nome della ricerca e dell’innovazione». Nell’ambito dell’inchiesta tuttora in corso risultano indagati il proprietario dei campi, il biologo Leandro Taboga e suo fratello (favoreggiamento) e il coltivatore, Giorgio Fidenato, leader nazionale del movimento pro-Ogm.

A Colloredo di Monte Albano, si è consumata l’ennesima battaglia ideologica di un Paese che non riesce a scrollarsi di dosso le stimmate del manicheismo. Ci sono stati diversi momenti di grande tensione che le forze dell’ordine (sul posto era presente anche il questore di Udine, Antonio Tozzi) hanno saputo ammortizzare con molta professionalità. Alla fine, il campo è stato completamente distrutto.

«Oggi – è stato il commento di un giovane agricoltore – è il funerale dell’agricoltura friulana. Chi ci combatte fa finta di difendere la salute e invece è soltanto al soldo delle multinazionali che vendono pesticidi e veleni. Questa è la verità. Vedere distruggere un campo è una cosa che fa male, rabbia».

Rimossi gli ostacoli messi da Fidenato, leader di Futuragra e proprietario dei campi, l’operazione di distruzione del mais Ogm a Colloredo di Monte Albano è stata esaguita (video Petrussi Turco)
“La ricerca è l’anima del progresso”, era il testo di uno dei cartelli esposti dagli agricoltori di Colloredo. Che a fianco del campo trangenico avevano adagiato una serie di vasi per dimostrare che dentro quelle piante vivevano tranquillamente gli insetti a dimostrazione che la biodiversità non era messa in discussione. Gli agricoltori se la sono resa soprattutto con il corpo forestale, a lungo insultato («Vergogna, andate a lavorare, siamo noi che vi manteniamo») la cui massiccia presenza è stata giudicata uno spreco di denaro pubblico.

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