Ecco il drone che salva i campi di mais

Progettato da friulani è capace di spargere sui campi in modo sicuro e rapido l’insetto che uccide il parassita più pericoloso

Dal Messaggero Vento del 31 luglio 2014di Francesca Gatti

UDINE. Se nei prossimi giorni avvistate un drone (piccolo velivolo a pilotaggio remoto) volare sui campi di granoturco, niente paura: non sono gli alieni ma è innovazione made in Friuli Venezia Giulia. L’agricoltura incontra la robotica grazie all’intuizione e allo sviluppo tecnologico di un gruppo di giovani friulani che ha progettato un drone che sorvola i campi e sparge speciali involucri di cellulosa con all’interno uova di trichogramma brassicae, un insetto capace di uccidere le uova di piralide.

La piralide del mais è un vero problema per gli agricoltori friulani e non, un parassita che infesta i campi riducendone sensibilmente la produttività: esistono solo due modi di combatterlo, la disinfestazione chimica oppure il trichogramma, 100% biologico e naturale. Finora questo insetto “buono” era utilizzato solo attraverso lo spargimento a mano nel campo: un lavoro lungo e faticosissimo se si pensa che bisogna farsi largo tra le piante alte più di due metri che graffiano la pelle e liberano fastidioso polline.

«Ecco come è nata l’idea», spiega Michele Picili, uno dei papà del drone insieme a Omar Camerin: Michele ha un negozio di bici, sci e snowboard a Mels di Colloredo e utilizza i droni per le riprese aeree, Omar ha un’azienda agricola a Colloredo e un problema da risolvere, la piralide del mais. «Abbiamo pensato di utilizzare il drone sui campi e ci siamo messi al lavoro per rielaborarlo e renderlo perfetto allo scopo: c’è voluto un anno e mezzo di notti passate in cantina per mettere a punto la tecnologia».

Un gruppo di lavoro a cui si sono aggiunti meccanici, informatici e disegnatori friulani: Luca Zuliani, Giuseppe Lizzi, Loris Ferrari, Michele Codutti e, il più giovane tra i ragazzi tutti circa trentenni, Gianfranco De Toni che ha solo 17 anni. I risultati dell’utilizzo del drone sono davvero una piccola rivoluzione: «Se una persona copre in media 4 ettari in un’ora, il drone è in grado di fare 25-30 ettari nello stesso tempo sganciando circa 100 involucri per ettaro con uno spargimento uniforme guidato da Gps e pre-programmato affinché sia funzionale al tipo di campo e alle esigenze».

Il rappresentante dell’azienda che vende i trichogramma ha capito subito la validità della tecnologia e ha proposto l’utilizzo del drone all’Associazione mantovana allevatori che finora facevano tutto a mano. Risultato: «siamo appena rientrati da Mantova – racconta Picili – dove abbiamo disinfestato 200 ettari in 4 giorni di lavoro».

Non esiste sul mercato una simile invenzione: il drone è autosufficiente, è programmato per sapere dove volare e dove sganciare, mentre l’operatore ha un radiocomando attraverso cui intervenire in qualsiasi momento se necessario. Il drone funziona a batterie ricaricabili (nessun combustibile, quindi zero impatto ambientale) che gli garantisce un’autonomia di volo di circa 4 ettari. Il costo? Pari a quello per la disinfestazione chimica con il grande vantaggio di combattere il parassita senza alcun danno per l’ambiente e per l’uomo.

«Stiamo lavorando ad altri cinque progetti che utilizzano sempre droni, da terra e da volo, per l’agricoltura; se potessimo contare su più fondi (per ora il progetto è interamente autofinanziato) sarebbe ancora più veloce lo sviluppo di questa tecnologia». A settembre verrà costituita la società Adron Technology che, ancora prima di nascere ufficialmente, conta già partnership importanti con Italdron (produttrice di droni) e altre aziende per il supporto software e hardware.

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