I NITRATI DEI FARISEI

Certi politici fanno di tutto per mettersi in mostra in ogni circostanza possibile. Poi, se disertano la manifestazione a cui hanno annunciato la loro presenza, ci sarà sempre un ciambellano pronto a giustificarli.

Sabato scorso il rilievo dato da mamma RAI all’incontro scientifico dedicato agli acquiferi non poteva lasciarci indifferenti; tanto più per il fatto che a presenziare all’avvenimento erano state annunciate l’assessora all’ambiente Sara Vito e nientemeno che la deputata europea Isabella De Monte: ambedue di comprovata esperienza internazionale in fatto di acquiferi ed affini. Undici i relatori impegnati sotto il titolo “Il riscatto del territorio. L’equilibrio compromesso. Una risorsa abbondante e sempre più rara: l’acqua”. Con quelle premesse ci saremmo aspettati di trovare la folla, invece, incredibile a dirsi, oltre ai relatori giunti da ogni dove, non c’era nessuno!. Una situazione a dir poco imbarazzante, per giunta sottolineata dall’assenza delle due ospiti d’onore, cui -stando a mamma Rai- sarebbe spettato il compito di tirare le conclusioni.

Di situazioni incresciose in questa Regione, ne capitano ogni giorno, ma una così penosa non l’avevamo mai vissuta. Al di là della genericità del titolo, la manifestazione si proponeva di portare in evidenza i primi risultati del progetto europeo WARBO-WATER RE-BORN: una ricerca sperimentale finalizzata in primo luogo alla ricarica delle falde acquifere e alla purificazione dei nitrati, così come è stata messa in luce in un campo prova situato in quel di Mereto di Tomba.
Ebbene, considerata la rilevanza dell’argomento trattato, la sua possibile incidenza nei confronti del mai nato “Piano di tutela delle acque” e dell’annoso problema della contaminazione da nitrati, ci saremmo aspettati un approccio e una analisi ben più rigorosa, tanto da aver loro manifestato le nostre molteplici riserve sulla metodologia applicata, ma anche sulla trattazione e validazione dei risultati. Un giudizio, il nostro, difficile da ingoiare, tuttavia dovuto, per quanto inatteso e forse indesiderato. Ma dove ci siamo indignati per davvero è stato nel momento in cui il direttore del Consorzio di bonifica del Ledra-Tagliamento ha voluto menar vanto delle opere di ravvenamento, ossia di ricarica della falda idrica, realizzate da quel consorzio. Ce n’è voluto di coraggio a magnificare opere costate miliardi di vecchie lire, da anni rimaste inutilizzate, perché sbagliate e per giunta sottoposte a sequestro giudiziario!

In effetti in questa Regione da anni succedono cose alquanto strane che, purtroppo perdurano incontrastate e si ripercuotono in maniera sensibile sulle tasche della popolazione rurale, ma anche sulla salute di noi tutti. Fra tutte la questione dei nitrati. Ebbene sin dalla gestazione della nuova legge sui nitrati abbiamo reso pubblica la nostra indignazione per come le amministrazioni regionali avessero preteso di addossare la colpa della contaminazione delle lagune di Grado e Marano agli allevatori della provincia di Udine, cioè alla categoria più debole ed indifesa. Una operazione scandalosa e vile quella di occultare le vere ragioni e i veri colpevoli dell’inquinamento, condotta con la complicità dell’ARPA, dell’ERSA, ma anche delle associazioni di categoria che preferirono amministrare una rendita di posizione e sedere ai tavoli verdi piuttosto di far ritirare una legge a dir poco fraudolenta ed infame. Legge che contro ogni ragionevole buon senso e scientificità aveva considerato l’intera Bassa e tutto il Medio Friuli quale zona vulnerabile da nitrati e quindi assoggettata alle limitazione degli spandimenti, ma anche ad una grottesca mole di norme e adempimenti, del cui disbrigo, guarda caso, si avvantaggiarono le associazioni di categoria.
Dopo il varo della legge, intervenuto nel novembre del 2008, conducemmo in piena solitudine una faticosa opera di sensibilizzazione dei diretti interessati e fummo tanto espliciti e sicuri del fatto nostro da aprire un contenzioso presso il Tribunale amministrativo. Fummo anche capaci di obbligare l’amministrazione regionale a considerare il quadro conoscitivo di riferimento fornito dall’ARPA e dall’ERSA poco attendibile, quindi bisognoso di verifiche da parte di un ente internazionale di provata esperienza e affidabilità. Dalle prime indagini condotte, il Iohaneum Research di Salisburgo fu in grado di confermare il nostro punto di vista e le nostre ragioni. Ciò nonostante il centro di ricerca fu esonerato dall’incarico, cosicchè le associazioni di categoria da una parte, e la Regione dall’altra preferirono mantenere lo status quo e, senza dover ammettere la erronea delimitazione delle zone vulnerabili, preferirono elargire graziose deroghe allo spandimento dei letami: atti magnanimi di stampo feudale lasciati in eredità alla giunta Serracchiani che si è ben guardata dal privarsene.
Cosicché ogni anno si ripete il teatrino di sempre: l’associazione di categoria si fa bella davanti ai suoi associati mugugnando e magari raccogliendo firme, finché dopo qualche giorno di attesa arriva immancabile la brava deroga dell’assessore regionale di turno. Il 28 novembre Bolzonello non è stato da meno…

Ma non erano pericolosi per la salute di noi tutti i nitrati prodotti dagli escrementi degli animali di allevamento ?

COMUNICATO STAMPA 30/11/2014
Aldevis Tibaldi Comitato per la Vita del Friuli Rurale
http://www.facebook.com/comitato.friulirurale

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