Dopo il no del Consiglio di Stato, oggi nuova sfida in un luogo segreto. Entro 15 giorni la comunicazione alle autorità. Il nodo del decreto reiterato il grillino Zullo il leader di Futuragra la smetta di anteporre i suoi interessi a quelli di gran parte dei cittadini. Il Parlamento completi il suo lavoro.

UDINE «Seminerò mais Ogm in serra». Neanche esaurito il clamore della sentenza del Consiglio di Stato che vieta la coltivazione di Organismi geneticamente modificati, Giorgio Fidenato, imprenditore agricolo e presidente di Agricoltori Federati, rilancia annunciando per oggi la nuova semina. In “piccolo”, visto che «saranno solo pochi semi, e in serra perchè fa troppo freddo». Ma il segnale è preciso: la battaglia va avanti, così come la sfida allo Stato e alla Regione. Dopo la sentenza «La sentenza del Consiglio di Stato è scandalosa – tuona – si scomoda ancora il principio di precauzione per varare provvedimenti di emergenza che non hanno alcuna base scientifica. Sono davvero cose dell’altro mondo. L’Unione europea ha chiarito in più occasione che gli Stati membri devono collegarsi con l’Efsa (ovvero l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, acronimo di Efsa,un’agenzia dell’Unione europea che ha sede a Parma, e fornisce consulenza scientifica in materia di rischi, esistenti ed emergenti, associati alla catena alimentare). Bene – prosegue Fidenato – l’Efsa si è pronunciata sul mais Ogm, e che fa l’Italia? Ignora e vara decreti». Decreti, scaduti e nuovi Proprio quel decreto interministeriale firmato dai ministeri della Sanità, dell’Ambiente e delle Politiche agricole nel luglio 2013, che l’imprenditore aveva impugnato prima davanti al Tar del Lazio e poi al Consiglio di Stato, che vietava la coltivazione di Mais Ogm per un tempo definito di 18 mesi, è scaduto il 12 gennaio, e il 23 il Governo ha provveduto ad emanarne un altro che proroga il divieto per altri 18 mesi. «Si prende tempo», considera Fidenato. E nell’attesa «io semino». Il luogo Dove Fidenato metterà a dimora i semi di Mon 810, non è dato sapere. La serra è stata noleggiata ma dove verrà installata, non si sa. Il riserbo è d’obbligo per proteggere serra e seminato dalle devastazioni che, in passato, sono avvenute a danno dei campi coltivati a mais Ogm a Vivaro e a Mereto di Tomba. Il segreto resterà tale per un tempo definito, perché la legge prevede l’obbligo di comunicazione da parte dell’imprenditore, che dovrà informare le autorità competenti circa il luogo e la quantità di semi Ogm messa a dimora. La tesi L’agire di Giorgio Fidenato è finalizzato ad uno scopo: costringere l’Italia a rispettare i trattati internazionali e le regole della Ue. Compresa quella sugli Ogm, la cui coltivazione, in particolare del mais Mon 810, è consentita sull’intero territorio dell’Unione. E quindi, secondo Fidenato, «anche in Italia». In realtà in Europa il vento pare essere un po’ cambiato. Negli ultimi giorni del semestre di presidenza italiano, l’europarlamento ha infatti approvato una direttiva che consente a ogni singolo Paese membro di limitare o proibire la coltivazione di organismi geneticamente modificati sul proprio territorio, anche se questi sono autorizzati a livello europeo. Ovviamente la direttiva va recepita ed è per questo che molte associazioni ambientaliste avevano già posto il problema del rinnovo del decreto interministeriale che vietava la coltivazione di Ogm. Ma anche sollecitato una normativa nazionale chiara. Le reazioni «La sentenza del Consiglio di Stato è la vittoria degli agricoltori del territorio contro le multinazionali dell’Ogm, è la vittoria delle produzioni di qualità e del Made in. Fidenato la smetta di anteporre i suoi interessi a quelli della maggior parte dei cittadini e dei piccoli agricoltori che con grandi sacrifici lavorano per contribuire alla vera ricchezza del Friuli Venezia Giulia». È questo il commento di Marco Zullo, europarlamentare dell’Efdd-Movimento 5 Stelle alla sentenza del Consiglio di Stato. Ma nonostante i pronunciamenti «l’imprenditore agricolo dichiara di voler fare ricorso anche alla Corte di giustizia europea. La smetta – dice Zullo -. Invece di difendere gli interessi della multinazionale del biotech Monsanto, rifletta sui danni che i prodotti Ogm provocherebbero ai nostri agricoltori e al nostro Made in. Una loro contaminazione significherebbe la fine di un modo di fare agricoltura etico e rispettoso dell’ambiente e sarebbe anche un colpo tremendo per l’agricoltura del Fvg e dell’Italia perché è la qualità a farci sopravvivere sul mercato». La proroga In Italia, come detto, il Governo ha prorogato per altri 18 mesi il divieto di coltivazione di mais Ogm Mon 810, in attesa dell’entrata in vigore della nuova direttiva comunitaria. Direttiva europea che il Movimento 5 Stelle «giudica fortemente negativa, tanto da essersi opposto alla la sua approvazione in Parlamento europeo. Dietro quella che appare una generosa cessione di sovranità su un argomento di tale importanza per la nostra salute e per il nostro ambiente, si nascondono degli enormi favori alle multinazionali del biotech, che potranno ricorrere in Corte di Giustizia e nei tribunali del Wto in caso di divieto alla coltivazione di Ogm da parte dei singoli Stati. Per questo, il Parlamento italiano dovrà continuare a lavorare». Il “no” nella Costituzione L’ex ministro dell’ambiente e dell’agricoltura Alfonso Pecoraro Scanio, plaude alla sentenza del Consiglio di Stato che conferma la bontà del divieto Ogm in Italia. «Ma sarebbe bello, e utile, che l’Italia fosse il primo Paese a dichiararsi libero da Ogm». Un “no” agli organismi geneticamente modificati che per l’ex esponente di governo dovrebbe entrare «nella Costituzione».

Elena Del Giudice

Dal Messaggero Veneto del 08 Febbraio 2015

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