L’imprenditore non si ferma: ricorro alla Corte europea «Si rispettano le direttive Ue sui gay, ma non sull’agricoltura» Il Consiglio di Stato boccia Fidenato «No a semine Ogm»

UDINE Il divieto di coltivare Ogm in Italia, rimane. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato rigettando il ricorso presentato dall’imprenditore friulano Giorgio Fidenato contro il decreto interministeriale del 2013 che aveva stoppato nuove semine. In questo modo Palazzo Spada ha confermato il pronunciamento del Tar del Lazio. «Devo dire che non mi ero fatto grandi illusioni, ma siccome la speranza è l’ultima a morire, ho atteso anche questa sentenza. Non l’ho ancora letta con attenzione – anticipa Fidenato – ma mi pare che, ancora una volta, non si sia tenuto in alcun conto dei pareri e degli studi scientifici. La sentenza della Corte di giustizia della Ue – prosegue accalorandosi l’imprenditore – ha ben chiarito che per poter applicare misure di divieto è necessario un rischio grave e manifesto di danni all’ambiente, cosa che nella semina di mais Ogm non c’è, non esiste. Eppure continuano ad andare avanti su questa strada. In Italia il diritto su argomenti prettamente scientifici, su diritti degli imprenditori e del mondo produttivo, non c’è. Si rispettano le direttive della Ue sui diritti civili, sui matrimoni gay, sulle adozioni per i gay, ma quelle che attengono il mondo produttivo si ignorano. Esiste un’ideologia contraria al mondo produttivo, questa è la verità». Ovviamente l’imprenditore non demorde. «Fermarmi? Certamente no, andrò avanti portando la questione alla Corte di giustizia europea. Anche i politici italiani, che mi pare si sentano onnipotenti, devono sottostare ai trattati sottoscritti. Si dovrà spiegare – ancora Fidenato – come mai, in un’Europa del mercato libero, si possa seminare mais Ogm in Spagna, ma non in Italia». «Ritengo – conclude l’imprenditore – di aver subito un’ulteriore ingiustizia da parte dello Stato italiano, ma andrò avanti perchè la norma europea è chiara: il divieto può venire emesso in presenza di rischi gravi e manifesti, non in nome di un generico principio di precauzione. Ma evidentemente anche in tema di lingua e significato delle parole, non c’è interpretazione comune». «La sentenza conferma che la Regione ha agito bene quando, per prima e da sola ha dovuto far fronte alle semine di mais transgenico» è il commento del vicepresidente Sergio Bolzonello che ribadisce come «non ci siamo mossi per pregiudizio ideologico ma per la convinzione che il nostro territorio non avrebbe potuto tollerare la coltivazione di Ogm senza intaccare l’autenticità e la tipicità dei prodotti locali, che sono una nostra grande ricchezza». Da Coldiretti a Greenpeace, da Legambiente a Slow Food, per quel che riguarda le associazioni di categoria e ambientaliste, ma anche molti esponenti politici hanno accolto con favore il pronunciamento del Consiglio di Stato.

LE TAPPE
19 GENNAIO 2010 IL CONSIGLIO DI STATO AUTORIZZA LA SEMINA DI MAIS OGM. DUE MESI DOPO LA COMMISSIONE SEMENTI DICE NO
10 APRILE 2010 GLI IMPRENDITORI AGRICOLI GIORGIO FIDENATO E SILVANO DALLA LIBERA SEMINANO MAIS OGM
20 AGOSTO 2010 LA PROCURA DI PORDENONE DISPONE LA DISTRUZIONE DEI CAMPI COLTIVATI A MAIS OGM
8 APRILE 2011 LA REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA APPROVA LA LEGGE 5 CHE DISCIPLINA LA MATERIA
8 FEBBRAIO 2013 LA UE INFORMA L’ITALIA DELL’AVVIO DI UNA PROCEDURA DI INFRAZIONE PER LA QUESTIONE OGM
28 GIUGNO 2013 LA REGIONE MODIFICA LA LEGGE 5/2011 RENDENDOLA PIU’ RESTRITTIVA RISPETTO ALLE COLTURE OGM
12 LUGLIO 2013 VIENE EMANATO IL DECRETO INTERMINISTERIALE CHE ISTITUISCE IL DIVIETO DI COLTURE OGM PER 18 MESI
18 LUGLIO 2013 FIDENATO VIENE ASSOLTO DAL TRIBUNALE DI PORDENONE PER LA SEMINA DI MAIS OGM DEL 2010
18 OTTOBRE 2013 FIDENATO IMPUGNA IL DECRETO INTERMINISTERIALE DAVANTI AL TAR DEL LAZIO
6 FEBBRAIO 2015 DOPO IL RIGETTO DA PARTE DEL TAR ANCHE IL CONSIGLIO DI STATO DICE “NO” ALLA COLTIVAZIONE DI OGM

Dal Messaggero Veneto del 07 febbraio 2015

Di Elena Del Giudice

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