NON CERTA, SECONDO IL CONSIGLIO DI STATO, L’INNOCUITÀ DEL MAIS MON 810 SUI LEPIDOTTERI OGM, LA SENTENZA DIFENDE LE FARFALLE

UDINE Il principio di precauzione invocato dalla magistratura, segnatamente dal Consiglio di Stato che ha rigettato il ricorso di Giorgio Fidenato contro il decreto che vietava per 18 mesi la coltivazione di Mais Ogm in Italia, non ha a che fare con la salute pubblica, ma con un modello matematico. Il “modello” messo a punto da un esperto ancora nel 2010, dimostrerebbe – ma sulle conclusioni l’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, non concorda – che lo speciale Mon 810, il Mais geneticamente modificato la cui coltivazione è consentita in Europa, non sarebbe innocuo per l’ambiente e, in particolare, per alcune specie di farfalle i cui bruchi che si nutrono di ortiche. Sulla base di ciò, i giudici hanno scritto nella sentenza che il decreto del 12 luglio 2013 (reiterato a gennaio 2014) interpreta correttamente il diritto europeo che consente agli Stati membri di adottare misure di precauzione, ad esempio in presenza di pericoli per determinate specie di farfalle. E questo nonostante l’Efsa, l’Ente per la sicurezza alimentare di Parma, avesse giudicato prive di fondamento scientifico le argomentazioni poste a giustificazione del divieto. Praticamente, stando alla sentenza del Consiglio di Stato, l’incertezza sull’affidabilità del modello matematico di Perry (che a capo del gruppo di lavoro dell’Efsa sugli Ogm) ha permesso all’Italia di vietare la coltivazione del mais Mon 810, in attesa che l’Efsa ponesse rimedio alla carenza di dati scientifici inerenti la controversia, o dimostrasse sul campo l’affidabilità del famoso modello matematico. «I giudici – fanno sapere i ricorrenti – hanno dato credito alle incertezze evidenziate dall’Ispra in merito all’innocuità del Mon 810 per alcune specie di farfalle dichiarata dall’Efsa. Queste incertezze sono riconducibili soprattutto alla mancanza di strumenti idonei a dimostrare, con rigore scientifico, se l’Efsa ha ragione o torto quando afferma che il Mon 810 non ha effetti negativi sulla biodiversità in senso lato. Noi – proseguono – questi strumenti mancanti li abbiamo realizzati e collaudati nel 2014 a nostre spese a Colloredo di Monte Albano, e li mettiamo a disposizione della Comunità scientifica europea». Un lavoro che viene messo a disposizione gratuitamente per affrontare e risolvere ogni dubbio. E andare oltre. Se è vero che proprio i dubbi sull’affidabilità del famoso modello matematico inerente lo stato di salute di alcune specie di farfalle, rappresenta in Italia il solo ostacolo alla coltivazione del Mon 810. «In sostanza – riassumono i ricorrenti – in questo Paese non si può coltivare il mais transgenico perchè l’Efsa non ha prodotto, o non si è procurata, l’evidenza scientifica necessaria a dimostrare, nei tribunali italiani, che questo mais non danneggia determinati tipi di farfalle». Dopo la sentenza di pochi giorni fa, Giorgio Fidenato e i colleghi che si battono per la coltivazione dei Mais Ogm, hanno intenzione ora di chiedere la discesa in campo dell’Efsa. (e.d.g.)

Dal Messaggero Vento del 11 febbraio 2015

 

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