Fidenato mostra le piante «Non mi fermeranno» la battaglia degli ogm

UDINE Le piantine crescono, meno rigogliose che se i semi fossero stati interrati nella giusta stagione e in campo aperto, ma crescono. E insieme a loro cresce la sfida, che raddoppia. Rivolta alla legislazione italiana, a regole variabili, e a quella regionale. A gettare il sasso è Giorgio Fidenato, imprenditore e presidente dell’associazione Agricoltori federati, con la sua piantagione in miniatura, e in serra, di mais Mon 810, ovvero il mais Ogm. Come previsto dalle norme, Fidenato ha inviato all’Ersa la comunicazione di rito con cui «li informo – spiega – che in tal giorno ho seminato la varietà di mais Mon 810 in un certo luogo». Quale? «All’Ersa l’ho detto, ma vincolandoli al non divulgare l’informazione perchè in tre anni non sono riusciti a garantire l’incolumità dei raccolti», risponde Fidenato, accennando alle devastazioni di ambientalisti e disobbedienti. La piantagione, come detto, è modesta: una cinquantina di piante. Come dire che conta di più il gesto che la raccolta. «Certo – conviene l’imprenditore – è un gesto che serve a dimostrare che non ci sottomettiamo a queste assurde sentenze emesse dal Consiglio di Stato e che vogliamo continuare a manifestare il nostro diritto a seminare. Spiace – avanza Fidenato – che alcuni giudici non vogliano conformarsi alle norme europee, per cui lo faremo noi: andremo noi in Europa, alla Corte di giustizia, e credo ci darà ragione». Implicita la critica alla magistratura italiana. «Ci sono giudici che mi pare non siano sereni quando si tratta di affrontare questioni come gli Ogm e probabilmente risentono della pressione politica. Io credo – ancora Fidenato – che un giudice dovrebbe applicare il diritto ed essere imparziale. Può essere difficile, ma la democrazia è tale quando è capace di resistere alle pressioni. Quindi se un imprenditore vuole coltivare Ogm, sulla base del diritto comunitario, che è prevalente, dovrebbe poterlo fare». Giorgio Fidenato richiama ragionamenti e pareri noti, come quello dell’Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, «che ha chiarito come gli Ogm non rappresentino un pericolo per la salute dell’uomo, né per l’ambiente. Tant’è – ricorda – che già ci nutriamo di prodotti contenenti Ogm. Quindi non riteniamo di doverci piegare di fronte a sentenze che giudichiamo politiche e ci appelleremo alla Corte di giustizia europea». Ma oltre a quelle in vigore, l’Europa sta progettando una nuova direttiva che lascia gli Stati membri liberi di decidere sugli Ogm. E allora? «Quella a cui accenna non è una norma ma solo, allo stato, un accordo politico. Attendiamo che la delibera annunciata diventi tale e poi valuteremo. Comunque – risponde Fidenato – ci sono molti esempi di leggi che la Corte ha giudicato illegittimi e se questa avrà i contenuti anticipati, a nostro avviso si metterà in contrasto con i trattati europei, ragione sufficiente per una impugnazione davanti alla Corte di giustizia europea. E poi – tuona – mi si deve spiegare perchè, in Italia, l’atteggiamento nei confronti delle norme europee è così variabile. Sulle quote latte la direttiva Ue va rispettata e sugli Ogm no? E poi, perchè in Spagna si coltiva Ogm e in Italia no?». Nemmeno in Fvg. «E questa è un’altra sfida che lancio al vicepresidente Sergio Bolzonello: se è così sicuro di aver fatto una buona legge, la porti davanti alla Corte Ue. Venga pure, mi faccia la multa, e poi andremo dal giudice europeo». Diverse le potenziali “violazioni” alla norma comunitaria da parte della legge regionale, secondo Fidenato. E se è vero che la Ue non l’ha impugnata «questo non significa che non possa ancora accedere. Nelle sue raccomandazioni la Ue aveva sì detto che potevano essere create zone Ogm free (qui lo è un’intera regione) ma tenendo conto della proporzionalità e del coinvolgimento degli interessati. Nessuno di questi aspetti – conclude Fidenato – è stato valutato».

Dal Messaggero Veneto del 25 febbraio 2015 di Elena Del Giudice

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