Il malessere della post-modernità

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Fin dalle origini, il “problema del male” ha caratterizzato l’esistenza di ogni cultura umana. Del resto, non potrebbe essere altrimenti, visto che, come suggerisce Todorov: «Il male non è un’aggiunta accidentale alla storia dell’umanità, di cui ci si potrebbe sbarazzare facilmente; esso è legato alla nostra stessa identità; per eliminarlo bisognerebbe cambiare specie». Ma, oggi, in cosa consiste questo male?

Lungi dall’essere un “errore” della conoscenza (intellettualismo etico greco) o una “colpa” derivata dal peccato (cristianesimo), e quindi rispettivamente un qualcosa di o del tutto risolvibile dall’uomo (tendenza ripresa ed enfatizzata dall’illuminismo moderno) o completamente insondabile (come sostiene Kierkegaard), il male sembra, oggi più che mai, appartenere intrinsecamente alla nostra natura, rivelandosi non in occasioni particolari, ma nella (non) azione quotidiana. La tesi di questo breve articolo è che, nel nuovo millennio (secolarizzato e materialista), più che di “male”, si deve parlare di un “malessere”, generato dalla sproporzione tra la…

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