La sfida di Fidenato: «Chiederò i danni ai giudici no Ogm»

L’imprenditore chiama in causa i magistrati di Cassazione «Sono perseguitato, basta spendere i soldi dei cittadini»

La prima semina di mais geneticamente modificato, messa in atto da Giorgio Fidenato, risale alla primavera di cinque anni fa, nei suoi campi di Vivaro e Fanna, posti subito sotto sequestro dalla magistratura per tre anni: indagato e processato per l’ipotesi di reato di coltivazione illecita di organismi geneticamente modificati, nel 2013 Fidenato è stato assolto «perché il fatto non costituisce reato». All’epoca, il giudice monocratico sospese il processo e chiese un parere alla corte di giustizia europea, che si pronunciò a favore dell’imprenditore agricolo di Fanna. A seguito di quella sentenza, l’Italia varò un decreto con le “misure di emergenza”, nel luglio 2013, vietando di fatto la coltivazione sul territorio nazionale di Ogm. A settembre dello stesso anno l’Ersa sostenne che non vi erano «evidenze scientifiche che possano supportare le misure di emergenza» mentre la corte di giustizia europea stabilì che la materia fosse di esclusiva competenza della commissione Ue. Lo stesso anno Giorgio Fidenato seminò e raccolse mais Ogm a Vivaro e Mereto di Tomba. Terza semina, nel 2014, a Vivaro, Fanna, Mereto di Tomba e Colloredo di Montalbano. Si mossero le Procure di Pordenone e Udine, perché nel frattempo era intervenuta anche la Regione. Il coltivato fu distrutto, ma i processi non sono ancora partiti. L’ultima semina, la scorsa primavera, a Vivaro e Colloredo. Il mais del primo appezzamento è stato distrutto proprio ieri dalla Forestale su ordine della Procura di Pordenone; nel secondo caso, invece, ha provveduto lo stesso Fidenato, senza rendere necessario l’intervento della magistratura. «E’ stata svolta una sperimentazione – ha detto – col consorzio Amiga, principalmente per studiare come il polline si diffonde in relazione alle correnti del vento e come reagiscono gli insetti». Sono stati conservati quattro metri quadrati di trinciato coperto «dove ogni settimana studiamo che tipo di insetti ci sono e come si comportano. I saggi, su mais Ogm e free, proseguiranno – ha concluso Fidenato – sino alla prossima primavera».di Enri Lisetto Giorgio Fidenato non ha ottemperato all’ordine della Procura di distruggere le coltivazioni di mais Ogm a Vivaro e così, ieri mattina, in un paio d’ore ci hanno pensato a farlo gli agenti del Corpo forestale. Ma il leader di Agricoltori federati non è stato con le mani in mano: «Denuncerò i giudici, in quanto devono rispettare il diritto europeo, superiore a quello italiano. Questa persecuzione deve finire». L’imprenditore agricolo sarà così uno dei primi a utilizzare la nuova norma sulla responsabilità civile dei magistrati, chiamando in causa la terza sezione penale della Cassazione che aveva legittimato il provvedimento di sequestro e distruzione del mais Ogm coltivato nel 2014, sentenza richiamata, lo scorso mese, da Procura e gip di Pordenone per ordinare la distruzione del coltivato 2015. Giorgio Fidenato ieri mattina non è andato a Vivaro. Mentre la Forestale distruggeva ciò che aveva seminato a maggio in duemila metri quadri di appezzamento (poi arato per evitare dispersioni), lui, nel suo ufficio, leggeva una comunicazione dagli Usa, accostandola a una pannocchia e a un chilo di farina Ogm appoggiate sulla scrivania: il brevetto ventennale è scaduto, gli agricoltori americani possono seminare soia Ogm «senza dare un euro alla Monsanto». Col provvedimento della Procura in mano, sbotta: «Esiste una giurisprudenza europea del 2011 che spiega chiaramente come si gestiscono le misure di emergenza. La valutazione e la gestione di un rischio grave e manifesto compete esclusivamente alla commissione e al consiglio europeo, sotto il controllo del giudice dell’Unione». Ad oggi, prosegue Fidenato, «la commissione Ue, nonostante lo Stato italiano abbia approvato un decreto che vieta il Mon 810 (il 12 luglio 2013, prorogato il 22 gennaio 2015), non ha modificato né ristretto l’autorizzazione alla semina. Io, cittadino europeo, rispetto il diritto comunitario». Eppure la terza sezione della Cassazione ha ritenuto legittimi sequestro e distruzione del coltivato in quanto «l’assemblea plenaria del parlamento europeo ha approvato la nuova legislazione in materia» che permette agli Stati membri di limitare o vietare le coltivazioni contenenti Ogm sul loro territorio. «Una sentenza pronunciata il 16 aprile, quando la legge sulla responsabilità civile dei magistrati era già entrata in vigore». Aspetti temporali non secondari, secondo il leader di Agricoltori federati: «Se il giudice nazionale ha dubbi, l’Europa non lo lascia solo, lo invita a rivolgersi alla Corte di giustizia». L’imprenditore agricolo si richiama all’articolo 2 della legge sulla responsabilità civile dei magistrati, laddove recita che «in caso di violazione manifesta del diritto comunitario si deve tener conto anche della mancata osservanza dell’obbligo di rinvio pregiudiziale ai sensi del Trattato sul funzionamento dell’Ue, nonché del contrasto dell’atto o del provvedimento con l’interpretazione espressa dalla Corte di giustizia». Ma, prosegue Fidenato, «si è scelto di “correre dietro” al Tar del Lazio e al Consiglio di Stato, che bloccano la coltivazione sulla base del principio di precauzione. Si spendono tempo e soldi dei contribuenti italiani – attacca – per una materia di competenza dell’Ue. Chiedo, quindi, ai giudici un rendiconto del tormento che mi viene provocato». Per farlo, Giorgio Fidenato si è affidato all’avvocato Edoardo Longo: «L’unico – chiosa con sottile polemica – che si è reso disponibile ad assistermi nella causa contro i giudici».

Dal Messaggero Veneto del 04 agosto 2015

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