Chi siamo

Il Coordinamento persegue la finalità di opporsi alla coltivazione di piante OGM in agricoltura allo scopo di tutelare gli ecosistemi e la loro Biodiversità.

Le persone che hanno costituito il CTB credono che in agricoltura sia necessario ed inderogabile abbandonare progressivamente le coltivazioni industriali/monocolturali di mais e soia e favorire lo sviluppo di un sistema agricolo compatibile con gli equilibri e le risorse ambientali, destinato alla produzione di alimenti sani, ad elevato potere nutritivo e qualitativo, legati al territorio e al consumo diretto, in base al principio della Sovranità Alimentare. Sono inoltre da evitare le coltivazioni legate alla produzione di biomasse per scopi energetici che siano slegate dalla gestione dell’efficienza energetica delle aziende agricole ed invece destinate ad alimentare grossi impianti ad elevato impatto ambientale con ricadute negative sul territorio(osteggiato da molti Comitati locali). In sostanza uno sviluppo agricolo a favore dei bisogni dell’uomo e non dei profitti delle Multinazionali del seme e dei pesticidi.

Non basta quindi tutelare dalle coltivazioni Ogm le sole colture legate ai prodotti tipici, come dichiarano i nostri governanti, ma è necessario programmare e attivarci per un nuovo modello agricolo e agroalimentare.

L’introduzione degli Ogm in agricoltura (purtroppo già presenti nei mangimi che circolano liberamente nei nostri allevamenti) impedirebbe definitivamente ogni ipotesi di una alternativa al sistema agricolo attuale relegando per sempre ad una nicchia le alternative agricole già esistenti come le produzioni biologiche e tipiche.

Pur essendo la maggioranza della società civile, nelle sue varie forme, contraria all’introduzione degli Ogm in agricoltura le nostre Istituzioni su questo tema sono state assenti per lunghissimi anni, favorendo (forse ad arte) l’attuale situazione che le vede ricattate dalla pressione delle istituzioni Europee e delle Multinazionali (con i suoi mercenari locali).

Le stesse istituzioni ora, spinte dalla necessità di ovviare in fretta alle falle normative esistenti, stanno attuando dei provvedimenti precari e temporanei (vedi semi-clausola di salvaguardia del Governo) e modificando erroneamente le uniche leggi che andrebbero perseguite mantenendone le finalità (vedi modifica della legge regionale 5/2011 voluta dalla giunta regionale del FVG).

Infatti negli scorsi giorni il Consiglio regionale ha approvato la modifica della legge 5/2011, che prevedeva il divieto di coltivazione degli OGM sul territorio friulano, annullando tale divieto ed introducendo le norme per la coesistenza tra le colture tradizionali, biologiche e transgeniche.

A fine settembre sarà definito il regolamento attuativo della legge che sancirà le misure atte a definire i termini della coesistenza tra le colture.

Riteniamo questo un grave errore che di fatto permetterà l’introduzione degli OGM sul nostro territorio senza tener conto delle inevitabili conseguenze sulla salute e sull’ecosistema.

Oltretutto, come è gia successo tre anni fa, ciò che da la misura della volontà di risolvere la questione degli OGM da parte delle nostre Istituzioni, al di là delle dichiarazioni verbali, è proprio il destino dei campi OGM seminati illegalmente per conto della Monsanto.

Se si vuole dimostrare con i fatti che non si vogliono le colture transgeniche ma si vogliono tutelare le colture “naturali” (come dice la nostra giunta regionale), quei campi devono essere immediatamente ed adeguatamente distrutti prima che possano “contaminare” l’ambiente e le colture circostanti.

Dunque gli obbiettivi che riteniamo di dover raggiungere in tempi stretti sono due:

1. far pressione sulle istituzioni regionali affinché venga mantenuto il divieto di coltivazione delle colture transgeniche sul territorio friulano (con ripercussioni nazionali), previsto dai regolamenti europei in vigore e nell’ambito della revisione degli stessi a favore della libertà di decisione degli Stati membri, già in atto dal 2010.

2. chiedere l’immediata distruzione di tutte le coltivazioni OGM seminate illegalmente sul nostro territorio

D’altro canto c’è l’esigenza di creare una vasta mobilitazione nazionale che induca il governo ad adottare per l’Italia una clausola di salvaguardia, ammessa dal diritto comunitario e già adottata in altri paesi europei, che di fatto impedirebbe di coltivare OGM in tutto il paese e solleverebbe le regioni dal dover mettere in campo leggi ad hoc per ogni territorio.

Per questo riteniamo necessario avviare una serie di azioni efficaci con il coinvolgimento delle tante persone sensibili alla difesa della biodiversità, della salute, dell’ambiente con tutte le implicazioni ad esse connesse a livello socio-economico. Vanno superate anche le titubanze di molte associazioni ambientaliste e di categoria che in questo momento sono troppo fiduciose sui risultati dell’azione della Giunta Regionale.

COORDINAMENTO A TUTELA DELLA BIODIVERSITA’ IN FVG

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