Nel 2010 “invasero” gli uffici pordenonesi di Agricoltori federati con spray e manganelli Tra di loro anche l’ex consigliere regionale Alessandro Metz. Il leader del biotech: giustizia è fatta Raid nella sede di Fidenato Condannati 39 ambientalisti

PORDENONE Una manifestazione di protesta contro gli ogm costa la condanna a 39 ambientalisti che, a vario titolo, a suo tempo “invasero” la sede pordenonese di Agricoltori federati, il cui presidente, Giorgio Fidenato, aveva da poco effettuato la prima semina di mais geneticamente modificato in un campo di Vivaro. Era il 30 aprile 2010 quando, dopo avere organizzato un presidio in quel paese, i manifestanti scesero a Pordenone e riuscirono ad entrare nella sede di Agricoltori federati. Aggirando le forze dell’ordine, con spray e megafono, secondo il capo di imputazione, lanciarono semi (biologici) contro Fidenato. Gli gridarono «vergogna, chi semina ogm raccoglie m…, venduto alle multinazionali». Le forze dell’ordine identificarono quaranta manifestanti: destinatari di decreto penale di condanna, si erano opposti. Oltre un anno di dibattimento e ieri la sentenza del giudice monocratico del tribunale di Pordenone Rodolfo Piccin. Il verdetto. Trentanove su 40 imputati sono stati condannati a due mesi e 15 giorni di reclusione (con la sospensione condizionale), al pagamento delle spese processuali e al risarcimento in solido della parte civile (comprese le spese di giudizio, 4 mila 788 euro) – Agricoltori federati, il presidente Giorgio Fidenato e la segretaria Viviana Stabarin – da quantificarsi in separata sede, per violenza privata e violazione di domicilio in concorso. Il giudice ha riconosciuto le attenuanti generiche e la continuazione tra i reati. I 39, di cui solo alcuni presenti ieri in aula, sono: Alessandro Metz, 45 anni, già consigliere regionale dei Verdi, e Carlo Visintini, 35 anni, di Trieste; Gianni Lidiano Cavallini, 62 anni, di San Vito al Tagliamento; Valentina Paganessi, 29 anni, di Polcenigo; Veronica Badolin, 34 anni, Alex Balbi, 23 anni, di Mestre; Niccolò Bocenti, 33 anni, Emanuele Broccardo, 35 anni, Tommaso Cacciari, 36 anni, Marta Canino, 29 anni, Andrea Gastaldi, 27 anni, Vittoria Scarpa, 40 anni, di Venezia; Rocco Cacciari, 28 anni, di Dolo; Stefano Conte, 27 anni, di Santa Maria di Sala; Marco Filippone, 29 anni, Michele Valentini, 38 anni, di Marghera; Paride Danieli, 44 anni, Luigino Enzo, 55 anni, di Treviso; Rossella Manganaro, 37 anni, Fabio Tomaselli, 24 anni, di Conegliano; Sarah Castelli, 35 anni, Valentina Corsini, 29 anni, Marta Franco, 25 anni, Sebastian Kohlscheen, 28 anni, Vilma Mazza, 54 anni, Fabio Mercurio, 29 anni, Pier Lorenzo Parrinello, 44 anni, Marco Zanotto, 36 anni, di Padova; Stefano Dorigo, 28 anni, di Udine; Cristian Massimo, 37 anni, di Cervignano; Chloè Zimmermann, 29 anni, di Belluno; Filippo Rigotti, 23 anni, Milo Tamanini, 28 anni, di Trento; Francesco Pavin, 34 anni, di Vicenza; Eddy Broglio, 29 anni, di Marostica; Enrico Livio Gheller, 31 anni, di Caldogno; Piero Vianello, 28 anni, di Bolzano Vicentino; Ermanno Brancaccio, 30 anni, di Oriolo (Cosenza); Michele Nigro, 30 anni, di Avetrana (Taranto). Contravvenzione di 120 euro (sospesa) per Alessandro Metz e Sebastian Kohlscheen, per concorso in lesioni personali colpose, reato riqualificato rispetto all’iniziale di lesioni volontarie. Le assoluzioni. L’unica imputata assolta da tutte le accuse, per non avere commesso il fatto, è Elena Placitelli, 34 anni, di Cervignano del Friuli: alla manifestazione, come dimostrato e documentato in dibattimento, aveva preso parte come giornalista. Tutti gli imputati sono stati assolti dall’accusa, a vario titolo, di ingiuria, imbrattamento della sede con vernice spry di colore verde e scritta “No ogm” e furto delle chiavi della sede e dell’abitazione di Fidenato, infilate nella porta di ingresso, per non avere commesso il fatto. Restano quindi ignoti gli autori. Alessandro Metz era accusato di avere promosso la manifestazione senza autorizzazione della questura: è stato assolto perché il fatto non sussiste. Le motivazioni saranno depositate entro 60 giorni. L’accusa. Il viceprocuratore onorario Ilaria Rizzi aveva chiesto cinque mesi per Metz e Kohlscheen, quattro per Tommaso Cacciari, Parrinello, Visintini e Tomaselli, tre per tutti gli altri ad esclusione di Placitelli, Mazza e Paganessi, che sarebbero state sì presenti all’invasione della sede di Agricoltori federati, ma come giornaliste. Aveva anche chiesto l’assoluzione, per tutti, dalle accuse, a vario titolo, di ingiuria, danneggiamento (mancanza di prove) e furto. La parte civile, rappresentata dagli avvocati Francesco Longo e Giovanni Martorana, chiedeva la condanna di tutti gli imputati. «I manifestanti – avevano detto –, ammesso che vi fosse stata quella mattina una conferenza stampa che in realtà non c’era, non erano andati nella sede di Agricoltori federati per manifestare, ma per danneggiare, offendere e insultare e nessuno lo ha fatto singolarmente, assumendosene la responsabilità, è stata la forza del gruppo che li ha indotti all’azione preordinata, tanto che un ispettore di polizia aveva affermato di essere stato presente e di avere visto gente scendere dalle auto in corsa». La difesa. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Giuseppe Romano, Gino Sperandio, Luca Maria Ferrucci, Aurora D’Agostino e Marco Sparti. Ciascuno per i propri assistiti, hanno insistito sulla mancanza della prova sulle singole condotte; anche nell’ipotesi di concorso, «ognuno avrebbe dato il proprio contributo? Va dimostrato, visto che non si è stabilito chi ha fatto cosa». I legali hanno chiamato in causa il diritto di critica politica, che si trasferisce anche in questo genere di iniziative. Le reazioni. Dopo la sentenza, ha espresso soddisfazione il presidente di Agricoltori federati, Giorgio Fidenato, presente a tutte le udienze come parte civile: «Finalmente si comincia a mettere ordine alle cose, non ci si fa giustizia da soli. All’epoca ero sottoposto ad indagini da parte della procura per la semina ogm, ed era giusto che il rapporto fosse tra me e la giustizia, ai cui organi nessuno si deve sostituire. La violenza va sempre condannata: se all’epoca fossero rimasti fuori dalla sede, nessuno avrebbe detto nulla. Ma loro non si erano accontentati di esprimere idee diverse, volevano imporre le loro. A prescindere dalla mia scelta di seminare mais ogm nonostante il divieto della legge italiana: ho dimostrato che sbaglia rispetto alle normative europee». Di parere opposto il commento di Alessandro Metz, già consigliere regionale dei Verdi: «Oggi parliamo di direttive europee che assegnano agli stati la facoltà di decidere. Lo Stato italiano ha deciso che non si coltivano ogm. Ci siamo arrivati dopo molte manifestazioni e proteste. Una piccola parte di questo risultato è merito nostro, pertanto questa condanna la sconto volentieri».

Dal Messaggero Veneto del 01 Marzo 2015  di  EnriLisetto