Giorgio Fidenato torna nel mirino dei giudici: stop alle coltivazioni a Vivaro. L’imprenditore: «Sono perseguitato»

I sigilli apposti dal Corpo forestale regionale, ma non nel terreno di Colloredo

Si riaccende, durissima, la battaglia legale sulla coltivazione di mais Ogm. Il leader di Agricoltori federati Giorgio Fidenato, 54 anni, è stato raggiunto da un avviso di garanzia e il suo terreno di Vivaro è stato sequestrato per la quarta volta (le precedenti nel 2010, 2011 e 2014): non è esclusa la distruzione del raccolto. L’imprenditore agricolo non si arrende e annuncia un esposto alla Procura di Bologna: «Sono perseguitato, indaghi su coloro che non rispettano la normativa europea: la magistratura perde tempo e denaro del contribuente». Anche se non nasconde di aspettarsi un analogo provvedimento per il campo, sperimentale, di Colloredo di Montalbano. Il provvedimento, firmato dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Pordenone Alberto Rossi su richiesta della Procura del 7 luglio, è stato eseguito ieri mattina dagli agenti del Corpo forestale regionale. Era stato lo stesso Fidenato ad autodenunciarsi, all’atto della semina avvenuta il 9 maggio; attendendosi anche la distruzione del mais in piena fioritura (l’ordinanza rimanda questa facoltà alla Procura), stavolta il paladino della battaglia per l’utilizzo in agricoltura di organismi geneticamente modificati, non intende recepirlo e annuncia battaglia legale, anche nei confronti della magistratura. Giorgio Fidenato è indagato per avere violato il divieto di coltivazione di mais Ogm Mon 810 varietà Dkc 6667Yg, in un terreno di 2 mila 500 metri quadrati di proprietà della moglie e della cognata. Nel fascicolo d’indagine, oltre al rapporto del Noava e del Corpo forestale, sono state inserite l’autodenuncia dell’imprenditore agricolo e le analisi dell’Ersa. La semina, secondo l’ordinanza, viola il divieto imposto dal decreto ministeriale 22 gennaio 2015, proroga di quello del 12 luglio 2013. Per il giudice, l’illegittimità o la contrarietà della norma italiana rispetto a quella europea è «una peculiare opzione interpretativa» superata dall’approvazione, da parte del parlamento europeo, il 13 gennaio 2015, della nuova legislazione in materia, che permette agli Stati membri di limitare o vietare le coltivazioni Ogm sul loro territorio, divieto già disposto dall’Italia col decreto richiamato per disporre il sequestro. La Cassazione, peraltro, aveva già confermato il sequestro disposto per l’annata agricola 2014. Il gip ritiene, inoltre, sussistere il «pericolo concreto ed attuale di diffusione nell’ambiente circostante di elementi inquinanti». Giorgio Fidenato, però, non ci sta e contrattacca. «Farò una segnalazione alla Procura di Bologna – ha annunciato – perché indaghi coloro che non rispettano la normativa europea. Sono stufo che la magistratura perda tempo e denaro del contribuente per svolgere indagini nei confronti di chi, come me, agisce nel pieno rispetto della legge comunitaria che come tutti sanno è prevalente su quella dello Stato membro». Non essendoci «alcun pronunciamento recente contro l’utilizzo nella Ue del Mon810, è mio diritto farne uso. Non è possibile che ogni volta si debba giungere al pronunciamento della Corte europea, sempre favorevole a me, e poi comunque proseguire in quella che ormai pare una sorta di persecuzione delle istituzioni».

I PRECEDENTI
Da 5 anni sfida Europa e Italia
tra “saccheggi” e proteste
Era la primavera 2010 quando il leader di Agricoltori Federati, Giorgio Fidenato, cominciava la “battaglia” del mais Ogm. Ecco, dunque, la prima semina, dimostrativa, nel terreno di Vivaro. Ve ne fu una seconda, nel 2011, una terza, nel 2014, allargata anche ad un appezzamento a Mereto di Tomba e Colloredo di Montalbano, dove è stato addirittura creato una sorta di “parco studio” sul fenomeno, e l’ultima, con tanto di autodenuncia, a maggio di quest’anno. Contestualmente si sono mossi i comitati no Ogm e le associazioni ambientaliste, che hanno paventato il pericolo contaminazione del mais “naturale”. Nel mezzo, i movimenti radicali, che più volte hanno compiuto incursioni negli appezzamenti e nella sede associativa. Sul fronte della giustizia, per la prima semina Giorgio Fidenato è stato assolto, dopo l’arrivo del parere dall’Ue. Aperto un procedimento per la doppia semina dello scorso anno. Il duello legale si fonda su una normativa complessa, a più livelli: dalla Regione allo Stato, sino alla Comunità europea.

Di Enri Lisetto, dal Messaggero veneto del 16 luglio 2015

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Cinque milioni e mezzo di italiani sono sotto alimentati

Cinque milioni e mezzo di italiani sono sotto alimentati
Nuovi poveri. Secondo una ricerca presentata all’Expo dal Banco Alimentare, in Italia 14 famiglie su 100 non possono permettersi un’alimentazione equilibrata con cibo proteico ogni due giorni. A patire di più sono i minorenni, 1 milione e 300 mila soffrono di “povertà alimentare”. Il dato è più che raddoppiato nel giro di otto anni. Per contrastare la povertà in via di cronicizzazione, scrivono i curatori della ricerca, bisognerebbe pensare a una misura strutturale per il reddito delle persone più povere

In cascina Triulza si parla di povertà ali­men­tare. Di ita­liani sotto ali­men­tati. Di nuovi poveri. E’ una di quelle ini­zia­tive vir­tuose per cui biso­gne­rebbe rin­gra­ziare Expo, ma sarebbe come ral­le­grarsi per la pre­sen­ta­zione delle opere di San Fran­ce­sco in una bou­ti­que di Car­tier. I dati pre­sen­tati da Banco Ali­men­tare però meri­tano di essere esa­mi­nati con cura — sono rac­colti nel volume “Food poverty Food bank” a cura di Gian­carlo Rovati e Luca Pesenti (Uni­ver­sità Cat­to­lica di Milano). Si tratta di un’indagine rea­liz­zata dopo la crisi, dun­que con sta­ti­sti­che aggior­nate al 2014 (il primo rap­porto ana­logo è stato rea­liz­zato nel periodo ante­ce­dente il 2008). In que­sto lasso di tempo, dicono i rela­tori, la dimen­sione della povertà ali­men­tare in Ita­lia è rad­dop­piata: sono 5 milioni e mezzo le per­sone, di cui ben 1,3 sono mino­renni, che non hanno la pos­si­bi­lità di assi­cu­rarsi un’alimentazione equilibrata.

Signi­fica che 14 fami­glie su 100 non hanno soldi a suf­fi­cienza per garan­tirsi cibo pro­teico ogni due giorni (il dato è più che rad­dop­piato dal 2007, quando erano 6 su 100). Il con­fronto con altri paesi è disar­mante: in Fran­cia sono 7,3 e in Spa­gna 3,5 le fami­glie altret­tanto povere. “L’Italia – scri­vono Rovati e Pesenti — sem­bra aver pagato più di tutti i paesi il prezzo amaro della crisi”, tanto che oggi sol­tanto i paesi dell’ex blocco sovie­tico pre­sen­tano cifre più pre­oc­cu­panti rispetto alla dif­fi­coltà di pro­cu­rarsi una dieta equi­li­brata. C’è un altro dato urgente che il Banco Ali­men­tare sot­to­li­nea. Le oltre 15 mila asso­cia­zioni cari­ta­tive che ope­rano in Ita­lia, gra­zie alle quali non ci sono (troppe) per­sone che vivono sotto i ponti, dicono di non essere in grado di aiu­tare un numero mag­giore di per­sone. L’appello, con modi gar­bati, è rivolto al mondo poli­tico, e ha tutta l’aria di una sfida che il governo non sem­bra inten­zio­nato a rac­co­gliere: “Appare auspi­ca­bile ora aggiun­gere il tas­sello, pre­sente in quasi tutti i paesi euro­pei, di una misura strut­tu­rale di soste­gno al red­dito dei più poveri”, si legge nell’introduzione del volume pre­sen­tato ieri. Il mini­stro per le poli­ti­che agri­cole, Mau­ri­zio Mar­tina, in video, però ha rispo­sto pic­che al mode­ra­tore del dibat­tito che ha fatto rife­ri­mento anche alla pro­po­sta del Movi­mento 5 Stelle: “Sono per valu­tare qual­siasi stru­mento pra­ti­ca­bile, ma que­sto mi sem­bra dif­fi­cil­mente soste­ni­bile dal punto di vista finan­zia­rio. Mi sem­bra dove­roso pro­vare nuove spe­ri­men­ta­zioni, ma senza fare una bat­ta­glia ideo­lo­gica e senza appog­giare ipo­tesi velleitarie”.

Alla luce delle sta­ti­sti­che però non si tro­vano tracce di bat­ta­glia ideo­lo­gica tra que­gli adulti ita­liani — per­sone disoc­cu­pate, inde­bi­tate o sepa­rate — che chie­dono di rice­vere un pacco ali­men­tare (la prin­ci­pale causa di povertà nel 2014 è stata nell’80% dei casi la per­dita del lavoro). Inol­tre, sot­to­li­neano i ricer­ca­tori, “è pro­prio tra chi ha meno di 18 anni che si nasconde il vero dramma della povertà in Ita­lia”. Quasi 14 bam­bini su 100 tra i 6 e i 14 anni “spe­ri­men­tano pro­blemi” di man­canza di cibo. Nel sud le cifre sono ancora più “impres­sio­nanti”: 19,3 bam­bini della fascia 6–14 anni su 100 sono poveri “anche dal punto di vista ali­men­tare”; e sono aumen­tati in modo “ver­ti­gi­noso”, erano 3 ogni 100 prima della crisi.

La ricerca, come sostiene il pre­si­dente del Banco Ali­men­tare Andrea Gius­sani, rende ancora più per­si­stente (e scan­da­loso) il para­dosso dello spreco di ali­menti nella filiera ali­men­tare. L’incentivo alla ridu­zione e alla redi­stri­bu­zione degli spre­chi, pro­ba­bil­mente, sarà uno dei lasciti dell’Expo, gra­zie ad ini­zia­tive che sono già “spon­so­riz­zate” da alcune grandi catene della distri­bu­zione. La carità, in fondo, rende tutti più utili. Anche Expo, per esem­pio, com­batte lo spreco gra­zie a un accordo sti­pu­lato con la cascina Triulza: nei primi due mesi sono stati recu­pe­rati oltre 5 mila chili di ali­menti, poi distri­buiti ad alcune delle 250 strut­ture cari­ta­tive di Milano con­ven­zio­nate con il Banco Ali­men­tare (che assi­stono 54 mila per­sone). Anche il mini­stro Mar­tina vanta un dato rela­tivo al soste­gno che il governo dà agli indi­genti: “100 mila ton­nel­late di cibo distri­buito quest’anno”. Una cosa giu­sta, anche se non è così che si affronta la povertà (anche ali­men­tare). Ma oggi non si butta via niente.

Luca Fazio
MILANO

EDIZIONE DEL Manifesto
01.07.2015

PUBBLICATO
30.6.2015, 23:59

http://ilmanifesto.info/cinque-milioni-e-mezzo-di-italiani-sono-sotto-alimentati/

OGM: cambiano le procedure di autorizzazione

Stop TTIP Italia

Ogm

(Di Francesco Panié – da Rinnovabili.it) – La proposta di revisione delle procedure di autorizzazione degli OGM è arrivata. L’ha pubblicata la Commissione Europea sul proprio sito web, e non contiene buone notizie. Secondo quanto già emerso a marzo, una volta che un OGM è autorizzato per l’uso in Europa come alimentazione umana o animale, gli Stati membri avranno la possibilità di decidere se consentire o no che venga usato nella propria catena alimentare. In gergo, queste possibili deroghe alla normativa europea si chiamano misure di opt-out. Sembrerebbe, a prima vista, che l’Unione rinunci a parte delle sua sovranità per lasciare ai suoi componenti la libertà di scegliere in autonomia se coltivare o meno gli organismi geneticamente modificati sul proprio suolo. Tutto bene, dunque? Nemmeno per sogno: infatti «gli Stati membri […]

Continua su http://www.rinnovabili.it/ambiente/ogm-procedure-autorizzazione-333/

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MULINO DI TUTTI: FARINA SOLIDALE”: Il primo patto di filiera produttiva solidale in FVG

Il Forum dei beni comuni ed economia solidale Friuli Venezia Giulia, con il sostegno Gruppo di acquisto solidale “Il Ponte”, Bottega EquoMondo (Gorizia), La Botteghina, Associazione Equà (Cormòns), Benkadì, Gas “Tartaruga” (Staranzano), Gas “Bisiàc”di  vi invita a partecipare alla presentazione di : “IL MULINO DI TUTTI: FARINA SOLIDALE” Il primo patto di filiera produttiva solidale nella nostra regione, questo incontro si terrà martedì 28 aprile 2015 alle 17.30 a Gorizia presso il Palazzo Attems Petzenstein, P.zza De Amicis, 2.

In questa occasione interveranno il  Francesco Marangon docente di Economia ambientale Università degli Studi di Udine;  Ferruccio Nilia sociologo del Forum dei beni comuni ed Economia Solidale FVG, Lucia Piani ricercatrice di Agraria Università degli Studi di Udine,  Enrico Tuzzi mugnaio, Matteo Jordan panettiere.

In diverse regioni d’Italia,  per iniziativa di cittadini produttori, consumatori, spesso con il sostegno di Istituzioni pubbliche, si stanno costituendo Distretti e filiere produttive di economia soldale…

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Il malessere della post-modernità

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Fin dalle origini, il “problema del male” ha caratterizzato l’esistenza di ogni cultura umana. Del resto, non potrebbe essere altrimenti, visto che, come suggerisce Todorov: «Il male non è un’aggiunta accidentale alla storia dell’umanità, di cui ci si potrebbe sbarazzare facilmente; esso è legato alla nostra stessa identità; per eliminarlo bisognerebbe cambiare specie». Ma, oggi, in cosa consiste questo male?

Lungi dall’essere un “errore” della conoscenza (intellettualismo etico greco) o una “colpa” derivata dal peccato (cristianesimo), e quindi rispettivamente un qualcosa di o del tutto risolvibile dall’uomo (tendenza ripresa ed enfatizzata dall’illuminismo moderno) o completamente insondabile (come sostiene Kierkegaard), il male sembra, oggi più che mai, appartenere intrinsecamente alla nostra natura, rivelandosi non in occasioni particolari, ma nella (non) azione quotidiana. La tesi di questo breve articolo è che, nel nuovo millennio (secolarizzato e materialista), più che di “male”, si deve parlare di un “malessere”, generato dalla sproporzione tra la…

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L’inconsistenza dei modelli econometrici sul TTIP. Nuovo paper della Tufts University

Stop TTIP Italia

Una nuova pubblicazione della Tufts University precisa e sottolinea ulteriormente l’inadeguatezza degli attuali modelli econometrici nello stimare gli impatti sociali e sull’occupazione di grandi accordi di libero scambio come il TTIP. In risposta ad una controargomentazione sviluppata dal Centro europeo per l’ Economia Politica Internazionale (ECIPE, 2015, “Splendid Isolation” as Trade Policy: Mercantilism and Crude Keynesianism in “the Capaldo Study” of TTIP, Occasional Paper 03/2015), Jeronim Capaldo pubblica un nuovo paper “Overcooked Free Trade Dogmas in the Debate on TTIP” (che la Campagna Stop TTIP Italia è tra le prime a diffondere) che confuta una per una le controargomentazioni, riportando l’attenzione su come un grande accordo come il TTIP potrebbe avere impatti molto negativi sull’occupazione e sui salari, oltre che sulla produttività europea. Assunti che, paradossalmente, non sono presi minimamente in considerazione dai negoziatori e neppure da Governo italiano e Commissione europea.
Eppure, un Governo degno di questo nome…

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